Cesare Battisti a Fortaleza nel 2011 (Ansa)
Cesare Battisti a Fortaleza nel 2011 (Ansa)

Roma, 1 novembre 2018 - «Le minacce del presidente Bolsonaro? Fanfaronate. Io sono protetto dalla Corte Suprema, lui non può fare niente contro di me». Difficile essere più arroganti. E difficile anche non sospettare che per l’ennesima volta Cesare Battisti si stia prendendo beffa di tutti. Irreperibile da lunedì scorso a Cananeia, la cittadina brasiliana in cui si è stabilito con la compañera Joice Lima, diventata sua moglie tre anni fa, il terrorista dice di esser andato a San Paolo per cure mediche. «Tornerà a casa fra pochi giorni», afferma il suo avvocato. Sarà: ma il fatto che si sia allontanato proprio il giorno dopo l’elezione di Bolsonaro (che aveva promesso di estradarlo) fa nascere il dubbio che si sia aperto un altro capitolo di questo feuilleton che dura da 37 anni. Travestito da «martire della gauche», da «intellettuale perseguitato dai fascisti» – lui che è condannato all’ergastolo per 4 omicidi oltre che per rapina e appartenenza a banda armata – si è sempre mosso indisturbato tra Francia e Messico, Bolivia e Brasile: come abbia fatto a scamparla ogni volta, è un mistero. Di quali protezioni gode, a parte quella di Fred Vargas, di Carla Bruni e dell’intelligentsia di sinistra che lo considera uno dei suoi per aver scritto qualche romanzo poliziesco? Di quali segreti sarà mai a conoscenza, così esplosivi da permettergli di ricattare i poteri pubblici internazionali?

È dal 4 ottobre 1981, quando un commando dei Proletari armati per il comunismo lo fece scappare dal carcere di Frosinone, che Battisti sfugge alla giustizia italiana. Non sono valse a nulla le tante richieste di estradizione avanzate da tanti governi italiani, di destra e di sinistra: da Craxi a Andreotti, da Ciampi a Prodi, Berlusconi, Alfano. Tre presidenti francesi – Mitterrand, Chirac e Sarkozy – si sono rivelati a loro volta impotenti. Installatosi a Parigi nel 1990 come portinaio di giorno e pseudoscrittore di notte, nel 2004 scappa in Brasile con l’aiuto (lo dice lui stesso) dei servizi segreti francesi. Nel 2008 il procuratore generale di Rio dà parere favorevole alla sua estradizione, ma il 31 dicembre 2010, ultimo giorno del mandato, il presidente Lula apre l’ombrello protettivo e rifiuta di consegnarlo all’Italia, imitato da Dilma Rousseff. Nell’ottobre dell’anno scorso Battisti sente puzza di bruciato e tenta di scappare in Bolivia: viene arrestato, ma tre giorni dopo eccolo di nuovo in libertà. Infine, e siamo alla cronaca di questi giorni, con la vittoria di Bolsonaro il clima sembra farsi per lui minaccioso: è andato a curarsi, o si è dato alla macchia?