Diciamo subito che non è semplice. Aggiungiamo che nel mondo non si trovano modelli virtuosi a cui ispirarsi. Eppure, questo cerchio inedito andrà in qualche modo quadrato. E pure in fretta. Crescita, lavoro, sicurezza: mettiamoli nell’ordine che si vuole, ma è attorno a questi tre fattori che si gioca il presente e il futuro dell’Italia. La crescita c’è: più 5,8 nell’ultimo trimestre. Bene. Meglio del previsto, anche se lo si può leggere come un rimbalzo fisiologico dopo l’anno zero. E tenendo presente che i livelli pre pandemia sono solo un primo passo, perché fino al 2019 eravamo da decenni una macchina dal motore spompato.

Se c’è crescita, ci sono investimenti, lavoro. L’ottimismo, insomma, è di rigore: per una volta possiamo essere la locomotiva d’Europa. Ma come? Perché al lavoro bisogna andarci, e starci. E bisogna farlo in sicurezza per se' e per gli altri. E’ il motivo per cui il personale sanitario e scolastico non vaccinato è a casa senza stipendio.

E gli altri? In questi giorni se ne discute, con qualche ritardo, e il tema è complesso. Per le mense, lo sappiamo, ci vuole il Green pass. Dunque, chi entra nelle aziende con mensa, più o meno è obbligato ad avere il certificato verde. Ma nelle altre no. Nei locali pubblici, poi, il cliente deve mostrare il "qr", ma chi ci lavora e glielo chiede non ha obblighi.

Poi c’è lo smart working. Una giungla. Chi controlla? Il computer chi lo paga? La connessione? Gli uffici si sono svuotati, quelli pubblici forse più degli altri. Spesso è più facile prenotare un intervento a cuore aperto che un appuntamento per una carta di identità. Il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta rassicura: la burocrazia serve al funzionamento del Paese, e gli impiegati devono tornare in ufficio: smart al massimo al 15%. Una asticella accettabile per pubblico e privato.

Quello che non potremmo accettare è che si vada avanti come si è fatto (per necessità) fino ad ora: con disposizioni a macchia di leopardo, per settori, per zone. Fermo restando che il migliore alleato di lavoro, sicurezza e ripresa è il vaccino, occorrono regole certe, rigorose, omogenee, e applicabili. Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, preferisce l’obbligo al Green pass. Una opinione, forse uno scaricabarile. Sapendo comunque che la peggiore limitazione alla nostra libertà, è quella di ammalarsi. Ancora di più sul posto di lavoro.