Punto primo: non ci sono più le canne di una volta. Il che non è un problema di rimpianto degli anni verdi, ma di potenza chimica: quelle di una volta erano più leggere, dunque facevano meno male. Il problema è che non sappiamo fino in fondo quanto male facciano quelle di oggi, di cui siamo consumatori record assieme ai Paesi più sottosviluppati d’Europa. Stupefacente, in tutti i sensi. Sulle etichette della passata di pomodoro è scritto minuziosamente tutto quanto ci sta dentro, ma di quello che c’è in uno spinello la chimica non ha le idee del tutto chiare. Sappiamo però bene due o tre cose. Che comunque è roba che bene non fa. Anzi. Che resta per molti un diversivo, ma per moltissimi l’anticamera di droghe ancora più pesanti. Infine, che l’età media dei consumatori tende oramai verso le elementari: 11, 12 anni. Dei bambini. Agghiacciante.

I più sono ‘autodidatti’, non hanno bisogno di cattivi esempi, ma ci sono purtroppo anche i ‘figli di’, nel senso che i genitori se la fumano tranquillamente, e magari trasmettono nelle chiacchiere in famiglia pillole di demenza, tipo la solita storia che fanno più male le sigarette. E se lo dicono mamma e papà, perché non destinare parte della paghetta a qualche spinello? Così, si torna inevitabilmente agli adulti. Che pensano che debbano essere gli altri a educare, che spiegano ai professori come si insegna, all’allenatore come si allena, ma che a casa fanno lo spinello-party del sabato sera perché non hanno ancora capito cosa può accadere nel cervello loro o di un adolescente, forse perché a forza di canne se lo sono già fritto. Allora, speriamo che presto la chimica sia in grado di darci tutte le risposte necessarie in materia. E che gli adulti ne tengano conto. Per sé e per i figli. Prima che anche i loro cervelli finiscano in fumo.