Non c’è nulla da fare, appena viene pronunciata la parola cannabis scattano le tifoserie. Si tende sempre a deviare dal cuore del problema: la marijuana fa male. E fa male soprattutto perché, nel 2020, non sappiamo quasi nulla della sua composizione e dei suoi effetti tanto variabili. Lo ha detto uno dei 5 massimi esperti al mondo, nonché scopritore delle sostanze dell’erba. Ma neanche questo è bastato a frenare gli ultrà. A sottovalutare il complesso mondo delle dipendenze non sono solo i giovani ma soprattutto i genitori. È successo anche stavolta. Le nostre inchieste sulle nuove droghe e sul popolo ’che rolla’ hanno scatenato un diluvio di reazioni. 

Accanto ai proibizionisti, molti i commenti indignati. Come testimoniano i terapeuti delle comunità di recupero per tossicodipendenti, la maggioranza dei genitori si trincera dietro la frase: ’è solo una canna’. E in quel ’solo’ ci sta la sottovalutazione del fatto che gli spinelli di oggi non sono più quelli degli anni ’60 perché contengono un Thc (agente drogante) fino a 4 volte superiore. Seguono a ruota i benaltristi: pensate ai danni dell’alcol, esortano, più che alle piantine di canapa. Come se, poiché l’abuso di drink causa incidenti e chissà cos’altro, le altre sostanze da dipendenza scomparissero. E poi – sia detto per inciso – noi li consideriamo eccome i danni da alcol: ne abbiamo scritto pagine su pagine. Perché mai, in questo Paese che si divide tra figli dei fiori anni 2000 e talebani dei succhi di frutta, non si riesce mai ad affrontare senza ideologia un tema che investe la scienza? Certo, le sentenze della Cassazione hanno aiutato poco con le loro direzioni contrastanti: prima i limiti ai cannabis shop, poi un parziale via libera alla coltivazione in casa per uso personale. E pure i politici hanno tirato fin troppo la corda con il loro litigare, sui modi e sui dettagli, più che sulla sostanza, senza trovare una sintesi. Ma la verità, emersa dai pareri raccolti in queste inchieste, ci dice che oggi siamo di fronte a droghe che sono mutate rispetto al passato. Se, di fronte a un ragazzo che finisce in un Sert dopo aver assunto un mix di ketamina, coca, sciroppo per la tosse, ecc..., il medico stesso ammette di non poter diagnosticare precisamente le nuove sostanze psicoattive. Se perfino lo ’scienziato della cannabis’ dice che resta un’incognita, come mai tanti emettono sentenze? Non sarebbe meglio smettere di sottovalutare e litigare per concentrarsi, tutti quanti, sul problema?