Roma, 11 giugno 2019 - L'ultima campanella è suonata. Niente più sveglia all’alba per preparare cartelle, convincere figli riottosi ad andare a scuola o risentir loro tabelline e pagine di storia prima delle verifiche in classe. Un po’ di riposo anche per noi genitori. Finalmente. Ma la pacchia dura poco. Solo il tempo di realizzare che ora c’è da organizzare il loro tempo. Mica li puoi lasciare tutto il giorno con la consolle della Ps4 o le cuffie calate in testa ad ascoltare trapper o rapper che siano? E, qui, iniziano i guai. Un tempo c’era sempre qualcuno che rimaneva a casa e, magari, li portava al mare dalla mattina alla sera o li faceva scorrazzare in bicicletta in cortile. I più fortunati li accompagnavano dai nonni, in campagna o al mare, e li raggiungevano per il fine settimana. Giocavano tutto il giorno tra i campi o con le biglie sulla spiaggia. Senza nonni o genitori in casa l’unica alternativa restano le settimane solari o i campus sportivi.

Ma a quale costo? Sì, perché quando l’offerta è poca e la domanda è alta i prezzi lievitano, come ben sanno anche gli studenti di economia più avvezzi ai Sunti Cetim che ai manuali. Una coppia di amici aveva pensato di assecondare i desideri del figlio di frequentare una scuola calcio che offre anche corsi di inglese. "Un giusto compromesso", tra sport e studio. Ma la sorpresa è arrivata quando hanno scoperto che era obbligatorio comprare il kit (magliette, pantaloncini, calzettoni e borsone). Il tutto alla modica cifra di 200 euro che andavano aggiunti, ovviamente, ai 500 euro per il campus. "C’è anche la merenda", assicura l’invogliante locandina. Così ecco che, alla fine, in molti riscoprono gli oratori. Tornei, recite, gite e un pasto a 5 euro al giorno. Non ci sono più i grandi pentoloni di acqua e limone di una volta: il profumo del pomodoro ricorda quello della nonna. E anche gli orari sono flessibili. I bambini si possono lasciare dalle 7.30 (colazione ad un euro anche per i genitori) e poi via a giocare felici sino alle 17. E se ci si annoia? Difficile che accada. Ma come spiegano i neuropsichiatri infantili un po’ di ozio e di noia stimola la fantasia. Che, poi, serve a risolvere i problemi: a scuola come in famiglia. E anche ad abbattere i costi di fine scuola.