La centrale a carbone di Belchatow, in Polonia (Ansa)
La centrale a carbone di Belchatow, in Polonia (Ansa)

Certo, non è la prima volta che a maggio nevica, a giugno grandina, fa caldo torrido e magari grandina ancora. Ma la ricorrenza e la violenza con la quale avvengono ormai certi fenomeni non può non farci pensare. Li chiamano cambiamenti climatici. Quelli che l’Unione europea ha deciso di contrastare, mettendosi alla testa del fronte che lotta per dare un futuro al pianeta. La tanto vituperata Unione Europea, quella che per molti non serve a niente. Uno degli obiettivi che l’Europa si è data è la messa al bando del carbone per uso energetico dal 2050. Pare una data lontana, in realtà è dietro l’angolo perché il raggiungimento dell’obiettivo implica una lunga riconversione industriale. Tutto bene, quindi? Nemmeno per sogno, perché l’adozione definitiva dei protocolli è stata in questi giorni impedita in seno al Consiglio europeo da tre paesi di Visegrad, i sovranisti così tanto in voga. Eppure se c’è un tema non nazionale, è proprio il cambiamento climatico. Ma quando uno è sovranista, è sovranista. Magari penseranno di mettere il filo spinato anche alle trombe d’aria.