Per mandare un mazzo di fiori (25 euro di spesa, Iva compresa) a un’atleta locale, il Comune di Pesaro ha dovuto informare l’Autorità anticorruzione, l’Inail e l’Inps. La ragione è semplice quanto assurda: i tre enti in questione dovevano controllare che il fioraio fosse persona perbene, non mafiosa e con nessun lavorante in nero. Credo che alla fine, fra carta e qualche telefonata, più il tempo perso, si sia andati ben oltre i 25 euro. Un solo consiglio al sindaco di Pesaro: la prossima volta provveda personalmente, farà in fretta e non creerà allarme nelle burocrazie nazionali. Siamo un Paese che, da sempre, soffoca sotto una burocrazia occhiuta e onnipresente, cosa che dovrebbe proteggerci da abusi e da prepotenze. Invece abbiamo almeno 4 regioni in mano alla malavita organizzata (però facciamo una robusta guerra ai migranti…), un’evasione fiscale da record e tanti di quei casi di abusivismo edilizio da farci intere metropoli. Logica vorrebbe che, se uno ha un negozio da fioraio a Pesaro, significa che ha avuto delle licenze, è conosciuto alle autorità, apre la saracinesca tutte le mattine, è un membro della comunità. Perché altri controlli? Controlli che nessuno probabilmente ha fatto.

La burocrazia è fatta così: c’è una questione, va aperta una pratica. Poi si vedrà. Mi viene in mente quando, per andare invitati in Rai, bisognava firmare una dichiarazione in cui si affermava di non essere membri della mafia e di non avere parenti mafiosi. Mai capito che senso avesse: vi vedete uno che scrive "Sì, sono della cosca di Don Ciccio". Come anche la richiesta di una banca di andare personalmente a ritirare il bancomat (con un limite di spesa molto basso) mentre le carte di credito (con spese quasi illimitate) te le mandano a casa con una lettera di ringraziamento. La sensazione è che il mondo si stia muovendo in fretta mentre qui la vecchia burocrazia non cede il passo. Perciò gli altri vincono e noi spesso si perde.