Non si vive solo di bonus. Va bene lo sconto fiscale del 90% per rifare il look ai nostri edifici. Così come non c’è nulla da dire sulle detrazioni per le ristrutturazioni edilizie. O, ancora, per evitare sprechi di energia nei nostri appartamenti. Sono sicuramente positive perfino le agevolazioni previste per giardini, aiuole e siepi: fanno bene anche all’ambiente.
Tutto bene, ma sono solo aspirine date a un malato che avrebbe bisogno di una robusta cura di antibiotici per superare la crisi. Non è un caso, infatti, se l’Italia continua a essere l’unico Paese europeo dove i prezzi delle case (con pochissime eccezioni, come Milano) continuano a crollare. Negli ultimi nove anni hanno perso un quinto del loro valore e non si intravede un’inversione del trend. Di questo passo, serviranno almeno altri dieci anni per tornare ai livelli pre-crisi, prima dello scoppio della bolla immobiliare innescato dai mutui sub-prime.

Stesso copione, anzi addirittura peggiore, nel settore delle costruzioni: di anni ne serviranno addirittura 25 per superare la crisi. Arrivederci al 2045. 

Una débâcle annunciata. È chiaro, ormai, da tempo, che con la politica dei bonus non si va molto lontano. L’effetto degli sconti fiscali sul settore è molto basso, poco meno del 2% di investimenti in più all’anno. 
Per riprendersi occorrerebbe una cura-choc. Cominciando, per esempio, a smantellare quella patrimoniale ‘mascherata’ che vale ogni anno 21 miliardi e che si nasconde dietro le tante imposte che pesano sui proprietari. O, ancora, sbloccando i 270 cantieri per oltre 71 miliardi (dieci volte in più rispetto al valore degli sconti fiscali) ancora chiusi. Insomma, è arrivato il momento di una politica seria per l’industria delle costruzioni. Il guadagno, per tutti, sarebbe sicuramente superiore a quello oggi garantito dai bonus.