Il caro bollette incombe sull'industria
Il caro bollette incombe sull'industria
Gentile Direttore, nel suo editoriale sulla crescita fuori controllo dei prezzi dell’energia e delle materie prime, i numeri parlano chiaro: costo dell’energia elettrica aumentato del 50%, quello del gas triplicato, quello del metano per auto passato da uno a oltre due euro al chilo negli ultimi tre mesi. Nel momento in cui l’Italia corre più di tutti in Europa, il Paese rischia di ripiantarsi subito per l’impossibilità delle imprese di sostenere costi di produzione. Siamo nella situazione in cui potrebbe diventare conveniente tenere fermi gli impianti e non raccogliere ordinativi, un paradosso – e una drammatica beffa...

Gentile Direttore,

nel suo editoriale sulla crescita fuori controllo dei prezzi dell’energia e delle materie prime, i numeri parlano chiaro: costo dell’energia elettrica aumentato del 50%, quello del gas triplicato, quello del metano per auto passato da uno a oltre due euro al chilo negli ultimi tre mesi. Nel momento in cui l’Italia corre più di tutti in Europa, il Paese rischia di ripiantarsi subito per l’impossibilità delle imprese di sostenere costi di produzione. Siamo nella situazione in cui potrebbe diventare conveniente tenere fermi gli impianti e non raccogliere ordinativi, un paradosso – e una drammatica beffa – nel momento in cui stiamo avviando il più importante piano di investimenti pubblici dal dopoguerra a oggi.

Dopo le feste natalizie tutte le aziende manifestano difficoltà, alcune sono state costrette a prorogare la chiusura utilizzando gli ammortizzatori. Anche in Emilia-Romagna: pensiamo solo al distretto ceramico, che rischia lo stop in una fase di formidabile spinta e proprio nel momento in cui siamo riusciti ad avere il sì dell’Unione europea agli aiuti di Stato legati alla transizione ecologica. Ma più in generale, la maggioranza delle nostre filiere ha capacità produttiva e commesse per andare a pieno regime.

E invece stiamo parlando del rischio di non riuscire a creare lavoro, in migliaia di attività, del destino di tantissime persone. E dei conti in tasca che ogni cittadino è chiamato a dover fare con bollette impazzite e prezzi al consumo fuori portata. Stiamo parlando di un’emergenza nazionale, che potrebbe creare un lockdown economico (a proposito: l’aumento dell’energia elettrica ricade anche sui costi che la sanità è chiamata a sostenere).

Non c’è più tempo da perdere: il governo e l’Ue devono intervenire subito e con radicalità. Il governo apra immediatamente un confronto con le parti sociali, attivando il tavolo che già esiste. Senza una regia e misure eccezionali, la situazione rischia di diventare irrecuperabile. Il governo approvi in tempi rapidissimi il Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee (PitesaiI), per dare certezza agli investimenti pubblici e privati, garantendo la diversificazione delle fonti. Niente nuove perforazioni, ma gli impianti esistenti devono poter operare a pieno regime, nel pieno rispetto dei parametri ambientali e di sicurezza (attualmente, invece, in Adriatico il canale croato lavora e quello italiano è fermo).

Serve un piano nazionale che punti a una maggiore autonomia energetica, investendo come mai prima sulle rinnovabili, rimuovendo ostacoli burocratici e superando veti. Ma non c’è alcun dubbio che, per l’immediato e per il prossimo futuro, il gas sarà elemento essenziale della transizione ecologica. E si deve muovere l’Europa: le grandi società energetiche che hanno già contratti siglati a livello europeo non possono fare speculazione in Italia. È l’Europa che deve fissare un prezzo, non lasciare l’iniziativa ai fondi speculativi che, come ha ben detto il nostro assessore regionale Vincenzo Colla, ammazzano il sistema produttivo e la manifattura italiana.

Stefano Bonaccini, 

presidente Regione Emilia-Romagna