È probabile che li avrebbero ammazzati lo stesso. C’è un tarlo nell’animo di questi padri, patrigni, compagni che uccidono a botte i loro figli, o i figli delle loro compagne. Qualcosa che rode e che scoppia senza controllo. «Non riuscivo a dormire», ha ammesso qualche giorno fa il giovane di origine croata che ha massacrato di botte il suo bambino di due anni. Si sa: di notte il pianto dei piccoli può dare alla testa. Daniele, però, dormiva tranquillo. Non piangeva, ha tenuto a precisare il killer. In questo caso alla testa, come lui stesso ha raccontato, era andata solo una raffica di canne. Anche quel relitto umano che a Novara ha fatto scempio del corpo di Leonardo, venti mesi, si è dato una carica in più con qualche bella riga di cocaina. Allora, non c’è dubbio che ci troviamo di fronte a soggetti la cui vita, come testimoniano le fedine penali, ha già preso da tempo una piega sbagliata. E possiamo anche ragionare sulla loro infanzia difficile, sul contesto sociale, su «cosa c’è dietro», così il mondo dei sempre buoni è contento.

Ma bisognerà anche tenere in bella evidenza quanto e come l’uso della droga (potremmo dire anche dell’alcol) e il relativo circuito criminale entrino in queste orribili vicende, le condizionino e le esasperino. È vero: gente così poteva ammazzare lo stesso, anche senza le narici piene di coca. Come in auto si può finire fuori strada solo per una distrazione. Ma in un caso e nell’altro, se sei drogato, le cose vanno di sicuro peggio.

E quando parliamo di droghe, cosa che facciamo da tempo cercando di accendere una luce nell’attenzione del mondo politico, non ci riferiamo a qualcosa di marginale, che sta a fianco delle nostre vite. Magari. È roba, in tutti i sensi, che ci sta vicino, dentro. Una piena da arginare. Come ha documentato un’inchiesta di Milena Gabanelli, non certo una proibizionista, i morti da overdose di eroina sono aumentati in un anno di quasi il 10 per cento. È allarme vero, insomma. Che conferma come di droga si possa morire. Ma anche uccidere. Persino una creatura che dorme serena accanto al tuo letto. La tua creatura.