L'effetto elettorale della riabilitazione di Berlusconi si vedrà, quello politico già lo si coglie riavvolgendo il film della crisi di governo. All’indomani del voto Lega e 5 Stelle inebriati dal ‘trionfo’ si sono persuasi di aver vinto mentre avevano solo aumentato i voti. Di più, si sono convinti che fosse loro dovere governare insieme. Come se in passato comunisti e fascisti avessero deciso di allearsi perché entrambi dall’opposizione avevano guadagnato consensi. Di Maio pur di fare il premier ci ha provato con tutti, ma tutti, o subito come il Pd o tardi come la Lega, gli han detto no. Allora Di Maio ha finto di rinunciare. Che fingesse si ricava dal fatto che il Movimento non ha mai messo in campo un altro candidato e forse non l’ha nemmeno cercato. Domenica con la consueta modestia – "Qui si fa la storia!" – ha annunciato che la trattativa sul programma era "cosa fatta" e che l’indomani lui e Salvini si sarebbero recati da Mattarella per comunicargli l’accordo e anche il nome del candidato presidente del Consiglio. E qui non si capisce se Di Maio abbia tentato di forzare la mano a Salvini o se Salvini si sia improvvisamente ravveduto. Sta di fatto che, mentre la trattativa sul programma si complicava, i due chiedendo altro tempo al capo dello Stato gli hanno dovuto confessare che il nome del candidato premier era lo stesso di Ulisse nella caverna del ciclope: Nessuno. Le cronache raccontano che di primo mattino Salvini era andato a casa di un Berlusconi che fresco di riabilitazione e caldo di benevolenza gli avrà ripetuto più o meno le stesse parole: "Matteo vuoi imbarcarti su una nave di folli e sfasciare la coalizione di cui sei leader o portarla, tra pochi mesi, alla maggioranza assoluta?". Chissà se le stesse parole in un altro contesto faranno un altro effetto.