Bebe Vio (Ansa)
Bebe Vio (Ansa)

C’è voluto il sorriso caldo di un’italiana, Bebe Vio, per consentire a una tedesca, Ursula von der Leyen, di gettare il cuore oltre l’ostacolo della fredda emotività teutonica e trasmettere agli eurodeputati dei 27 stati dell’Unione il sogno della nuova Europa che esce dal secondo anno della pandemia e dalla crisi del dopo Afghanistan, il Ground Zero della geopolitica mondiale. L’invito a partecipare a una sessione dell'Europarlamento di Strasburgo rivolto a Bebe Vio, campione mondiale della forza di volontà, la standing ovation riservatale dal massimo organo continentale solletica la vanità italiana ma è un segnale importante per tutti: ci sono cose che per la Ue sembrano impossibili ma proprio perché sembrano impossibili si devono tentare. E’ il motto dell’atleta paralimpica italiana. Le cose impossibili, l a von der Leyen le ha elencate, primo tra tutti la necessità di un sistema di difesa europeo, di cui dopo il dramma di Kabul anche i sassi hanno avvertito la necessità. Ma come ha detto la presidente Ue, non si mette su un esercito tanto per fare. Soldati e marinai sono il braccio armato della politica, di una volontà comune. ed è proprio quella che manca, e sulla quale l’Europa è chiamata a interrogarsi. Non è facile, visti gli interessi divergenti e le continue divisioni su questioni anche più marginali. Un’Europa che non si mette d’accordo sul prosek potrà unire i propri servizi segreti e gli eserciti? Pare davvero impossibile. Ma proprio perché pare impossibile, allora si può fare. Bebe Vio è un programma di governo.