E ORA come sopravvivere? Lo chiedo al padre che per oblio improvviso ha fatto morire suo figlio. Come farai, oso dire, piantando i miei occhi di padre e poeta nei tuoi che ripasseranno i fotogrammi di questo vuoto orrore? Non hanno senso parole come colpa, come distrazione, non hanno senso se l’azione di cui si parla è forse la peggiore che si compia contro se stessi. Fare morire tuo figlio. Abisso che inghiotte le parole. Ma ti dico, se posso, ti grido: proprio da lì e solo da lì puoi trarre la forza per sopravvivere. Anzi, oso dire, per vivere di più, smisuratamente. Da questo scandalo abissale. Tuo figlio non era tuo, non era cosa tua. Si sarebbe detto: era un pezzo di te, il motivo stesso forse per cui vivevi. Ti avessero chiesto: cos’hai sempre in mente mentre lavori? Avresti detto: il bene di mio figlio. Come se fosse un pezzo di te, del tuo cuore. E invece questo momento terribile, fatale di oblio mostra in modo oscuro e abbagliante che no, lui era un altro, non era tuo, non era un pezzo di te. Che le nostre buone intenzioni non bastano. 

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E soprattutto mostra che il suo valore non sta nel fatto che era tuo, ma che era una persona, una creatura, e ora, anche ora, il suo destino non è nelle tue mani, ma in quelle del mistero. E ora dunque, abbattutissimo padre, meraviglioso padre pieno di sgomento, devi vivere per noi. Per tutti noi. Che non siamo tuoi. Per dire a tutti: nessuno è di nessuno, siamo del mistero. Devi vivere per tutti quelli che incontri, i vicini, i parenti e per lei, la madre. Vivere con addosso lo stemma di tale abisso di mistero che fa le creature. Non devi sopravvivere al tuo dolore, non si riuscirebbe, devi vivere per tutti. Te lo grida l’abisso della nostra paternità. Che parola può reggere, se non un imperio smisurato quanto il tuo dolore. Vivi per affermare il mistero dell’esser creature. D’esser nati perché voluti. Ora la tua vita si è fatta smisurata. Abbiamo bisogno di vite così, che non possiedono più nulla e servono a tutti. Il sorriso di tuo figlio dal profondo del tempo sarà il primo aiuto a questo compito, duro, splendente.