Uno spettro ai aggira per l’Occidente, e non è piacevole incontrarlo. E più del virus ci farà una sinistra compagnia nei prossimi mesi. Lo spettro si chiama: ira. Ne abbiamo visto i bagliori nelle sommosse che hanno attraversato gli Usa, a causa dei noti fatti di Minneapolis. Ma lo abbiamo visto aggirarsi a Parigi e in Francia, con i Gilet gialli e annesse proteste anche violente. E nei giorni scorsi a Bologna un quartiere, detto la Bolognina, è stato in balia di vandali e rovina. A quel che so in tutta Italia si prepara un autunno caldo di proteste e episodi di caos e violenza. 

Le radici che infiammano tali proteste sembrano lontane tra loro: la rabbia razziale in Usa, le difficoltà economiche altrove, la insubordinazione alle regole imposte con stile autoritario in nome del virus in altri luoghi. Le proteste dei giovani a Hong Kong sembrano invece differenziarsi per richieste di libertà basilari e per stile non violento. Radici diverse per fenomeni diversi ma tutte accomunate da un carburante, l’ira, pronto a infiammarsi per motivi o pretesti diversi, ma di certo largamente disponibile e facile a accendersi.

La lunga marcia dei sistemi democratici sembrava esser riuscita a incanalare gli insorgenti sentimenti popolari di ira del ‘900 magari travestendoli da antipolitica. E riorganizzandoli in pacchetti funzionali persino utili a mantenere lo status quo. Ma ora il «fanciullo-massa» occidentale allevato a consumo e diritti indivuidualistici può trovare molte occasioni per sfogare il proprio scontento anche cercando nuove strade di protesta. Non occorre andare a sfogliare certi profetici libri del passato per capire che siamo arrivati a un cambio d’epoca che non riguarda solo gli spostamenti geopolitici, ma il rapporto dell’uomo con la realtà.

All’età dell’ansia, come la chiamava il poeta Auden, succede l’età dello Scontento. L’ira si nutre di tale scontento catalizzato da eventi, sofferenze, ingiustizie o anche vaghe generiche insoddisfazioni. L’ira trova e troverà paglia disponibile per i suoi incendi. Come affrontarla? Non negandola, non provando solo a nasconderla e contrastarla. Occorre offrire serbatori d’amore dove essa, versandosi, divenga costruttiva. L’ira è una forza, lo sa da Omero in poi la poesia, ma dipende come la si usa. Può scoprire vie nuove e buone. Ora occorrono uomini forti come monaci che offrano serbatoi giusti. Incendiari sì, ma d’amore.