Noi non sappiamo chi siamo fino a quando l’occasione ce lo fa inaspettatamente conoscere, partorendo una verità di noi che ignoravamo. E così può capitare che l’uomo senza qualità diventi improvvisamente e contro ogni aspettativa l’eroe. È quel che ieri il nuovo atto di terrorismo di Londra ha saputo promuovere negli uomini di tutti i giorni che passavano nei pressi del London Bridge ignari, quando il terrorista dalla finta cintura esplosiva ha cominciato a menare fendenti di coltello all’impazzata. Gli uomini di tutti i giorni questa volta non sono fuggiti, non hanno delegato la loro difesa alla polizia, ma si sono difesi da sé, ribellandosi all’attentatore, neutralizzandolo, nonostante i colpi subiti. Poche altre volte era accaduto, ricordo lo stesso comportamento in uno degli aerei sequestrati dai terroristi l’11 settembre, negli Usa, che fece ribellare gli ostaggi contro i carnefici. Chissà se questa reazione sarà l’inizio di una sorta di ritrovata immunità davanti al terrore su più larga scala nel mondo? Il terrore che non atterrisce più, che non annichilisce più la ragione. Il terrore che diventa un’arma spuntata e torna nel buio, nel Nulla dal quale l’aveva partorito Caino, questo fratricida che si cela da sempre in noi, come possibile esito delle passioni più basse, come l’invidia, la gelosia, l’orgoglio, l’odio razziale, il fanatismo religioso o ideologico, l’intolleranza del diverso. L’elenco sarebbe lungo dei mali che imbestiano e cainizzano l’uomo. Forse lo pareggia solo l’elenco altrettanto lungo dei beni che lo elevano a nuovo Abele, ad angelo, come la generosità, lo slancio del cuore, il coraggio, lo sprezzo del pericolo, la voglia di darsi, l’altruismo senza contropartita, l’incuranza della morte. Siamo nati con strumenti finiti, con un corpo che si consuma e muore, ma qualcosa dentro di noi è infinito e pulsa come non dovesse morire mai, il Bene.