Forse è bene fare due premesse. Primo, il fatto che quelle 629 persone, donne, bambini, abbiano finalmente trovato un approdo, è un motivo di gioia; non erano alla deriva sui barconi, ma neppure in gita di piacere su una nave da crociera. Secondo, quello della Spagna non è un eccezionale gesto umanitario: è un atto doveroso, apprezzabile, che non può e non deve restare un’eccezione. Fino a ora, infatti, mai l’esodo di massa dal nord Africa aveva avuto altri approdi al di fuori dei nostri porti. Mai le navi delle Ong avevano voluto o potuto attraccare in altri Paesi vicini. Nei loro Paesi. Nell’imprendibile fortino maltese. Nessun aiuto. Nessuna solidarietà, prima, durante e dopo gli sbarchi. Comunque la si voglia giudicare, la conclusione della odissea della Aquarius segna quindi un punto di svolta, uno squillo di tromba che rompe il silenzio che ha circondato il solitario impegno italiano. Impegno che continua anche in queste ore con il salvataggio di migliaia di vite umane. Guai a ad abdicare a questo ruolo. Ma guai a farlo nel deplorevole isolamento a cui l’Europa ci ha condannato. Ha quindi uno scarso interesse il dibattito ideologico in corso in queste ore: è stato uno schiaffo della Spagna, o un successo dell’Italia? Diciamo in termini sportivi che Salvini ha mosso la classifica, rotto l’isolamento. Lo ha fatto con una forzatura? Certo, ma non risulta che in politica si scalino le montagne cospargendo i sentieri di petali di rose. Del resto, il leader leghista non avrà modi curiali, ma di sicuro sono efficaci, piacciono: in un sol giorno ha portato a casa una vittoria elettorale, messo alle corde alleati di governo e di schieramento, e riportato un oggettivo successo diplomatico. Che non sta tanto nella soluzione del caso Aquarius, quanto nell’aver spiegato a Bruxelles che da oggi Roma indietro non torna, che ci sono altre navi, un’altra estate, che il soccorso e l’accoglienza dei migranti non sono cosa nostra, ma devono stare nella casa comune europea. Madrid ci ha dato uno schiaffo? Contiamo che altri la seguano. In questo caso, siamo pronti a porgere l’altra guancia.