Chiara Appendino (Ansa)
Chiara Appendino (Ansa)

Dicono che i torinesi stiano iniziando a riflettere su quella promessa di "decrescita felice" che fu uno dei mantra del proto-grillismo, una sorta di ideologia secondo la quale per stare tutti meglio dobbiamo stare tutti un po’ peggio, ma che nel tempo ha mantenuto solo una parte della sua palengenetica assicurazione di riscatto sociale: la decrescita c’è stata, ma non è felice. Pensa te che sorpresa. Accade infatti che dopo le olimpiadi, Torino stia per perdere anche il Salone dell’auto, che è come se Roma dicesse addio al Papa o Monza alla Formula uno, a causa dell’opposizione dell’ala più dura della maggioranza di governo grillina, quella per cui ogni auto è da sopprimere perché prende il posto a quattro biciclette. La sindaca Chiara Appendino è "imbufalita", salvo il fatto che quella maggioranza è la sua e non di un altro sindaco. La gente invece, e non solo a Torino, si interroga sul senso di una amministrazione e di una parte politica che in sostanza sa dire più no che si, ricordiamo le olimpiadi a Roma per passare alla tav, e nel suo intimo considera lo sviluppo una fonte inesauribile di pericoli, quindi da evitare. Chissà a questo punto quale sarà la prossima cosa a cui Torino dovrà rinunciare. La Mole non si può spostare, che sia Cristiano Ronaldo? Sarebbe forse l’unico modo perché almeno mezza Italia, quella antijuventina, torni a tifare per i Cinquestelle.