IL 22 LUGLIO ’69, mentre il figlio stava tornando dalla Luna, Viola Armstrong ne dipinse così il carattere con i giornalisti: "È un uomo molto riservato. Pensate che quando ha saputo di essere stato designato a sbarcare per primo sul suolo lunare, non mi fece nemmeno una telefonata. Alla moglie lo disse la sera rientrando dal lavoro…". Se la freddezza è una dote indispensabile per chi apre nuove frontiere all’umanità, Neil Armstrong è stato scolpito nel marmo. Non ci si può meravigliare perciò se Oriana Fallaci, che andò a intervistarlo per L’Europeo, restò sconvolta dal fatto di trovarsi davanti un umanoide a metà strada tra il computer e il robot: "Il suo modo di pensare e di vivere è rigido quanto un’operazione aritmetica, tutto in lui è calcolato come dentro un computer e fra i cinquantadue astronauti americani è colui che più di ogni altro possiede le virtù di un robot. Vale a dire assenza di passioni, ordine e legge, controllo, fantasia. Se l’umanità del futuro sarà un esercito disciplinato di creature asettiche, cervelli elettronici, Neil Armstrong è già il futuro". Il volo, il volo, nient’altro che il volo interessava ad Armstrong fin da giovanissimo. Il suo biografo James Hansen racconta che, a quindici anni, il ragazzo mise da parte i soldi necessari per iscriversi a una scuola di volo. Negli Stati Uniti l’età minima per pilotare un aeroplano è sedici anni. Neil si fece trovare pronto all’appuntamento e, poiché si iscrisse prestissimo all’università, il personale dell’aeroporto di West Lafayette restò interdetto vedendo un ragazzino che chiedeva di fare rifornimento al suo aereo mentre si avviava al campus universitario.

Quando la Fallaci gli chiese se avesse il gusto dell’avventura, Armstrong rispose: "Per carità, io odio il pericolo, specialmente se è inutile. Non deve esserci nulla di pericoloso per fare un frappè e non deve esserci nulla di pericoloso nel guidare un’astronave". La famiglia non resse all’urto della celebrità. Quando la prima moglie scoprì che bisognava programmare un weekend con un anno di anticipo, gli fece trovare in cucina un biglietto e lo mollò. Nel 2012 lo ha sepolto la seconda moglie.

La certezza di toccare la Luna cambiò la testa di Buzz Aldrin. Da sicuro di sè diventò presuntuoso in modo insopportabile. Era più intelligente degli altri e purtroppo lo sapeva. S’impose una disciplina fisica impressionante. Prima dell’impresa sulla Luna, aveva fatto sistemare una sbarra sul letto: sollevava il corpo facendosi forza sul mento. Non ha mai accettato di non essere lui il primo uomo a mettere piede sulla Luna. La tradizione astronautica americana prevedeva che fosse il pilota e non il comandante a uscire dal veicolo. La Nasa decise per Amstrong e Aldrin si portò il rimpianto per il resto della vita. Il padre, uomo autorevole e soffocante, non lo aiutò affatto. Ha sepolto tre mogli. La prima gli fece una scenata pazzesca quando durante la sosta a Roma nel tour mondiale post-Luna rientrò all’alba da una fantastica serata in casa di Gina Lollobrigida.

L’equipaggio designato non era per nulla affiatato in quanto a carattere, tanto è vero che Michael Collins – di gran lunga il più spiritoso della compagnia – definì il trio un gruppo di "cordiali estranei". Collins era quello che suscitava minore curiosità, scrive Oriana Fallaci in Quel giorno sulla Luna, "perché sulla Luna non sarebbe sbarcato: l’avrebbe orbitata e basta, per poi raccogliere i due compagni. Di lui sapevo soltanto che era gentile, innocuo, che era nato a Roma dove il padre faceva l’addetto militare all’ambasciata, che gli piaceva pescare". Tutto qui. Eppure Collins ha dimostrato di essere un grande astronauta. Secondo i colleghi di lavoro, sarebbe stato l’unico a poter descrivere la Luna con le emozioni e un linguaggio più umano di Armstrong e Aldrin. Ma dovette limitarsi a orbitarci intorno. Era terrorizzato dall’idea di dover tornare solo sulla Terra se i suoi compagni fossero rimasti sulla Luna. Ha avuto una sola moglie morta nel 2014.