Manifestanti fuori dall'ospedale di Liverpool dove è ricoverato Alfie Evans (LaPresse)
Manifestanti fuori dall'ospedale di Liverpool dove è ricoverato Alfie Evans (LaPresse)

Roma, 27 aprile 2018 - Chissà cosa gli sussurra all’orecchio quell’elefantino di peluche accucciato sul cuscino? Non c’è dubbio che qualcosa gli dica. Parole dolci come quelle di mamma e papà. Calde come il respiro dei suoi genitori che ogni tanto gli dà ristoro. Un soffio di vita. Bocca a bocca. Come il dito della creazione di Adamo dipinto da Michelangelo nella Cappella Sistina. Alfie non è solo nella sua prigione di Liverpool, ingiustamente, crudelmente inchiodato al suo letto di ospedale e al suo destino. Senza cure. Alfie è figlio di tutti. Ancora di più figlio di noi italiani, da quando è italiano pure lui. Alfio. «Grazie Italia», ha detto ieri il papà Tom. Giusto. Se lo merita il governo Gentiloni. Se lo merita la Chiesa, Francesco, il mondo cattolico che lotta e prega per lui. Ma l’altra Italia, quella intellettuale, laica, illuminista, grondante principi e battaglie civili, che fine ha fatto? Sit-in, bivacchi? Silenzio, o quasi. Forse sta facendo il ponte. Forse crede che quella per Alfie sia una battaglia di fede, per la vita sempre e comunque. Certo è pure così. Ma non solo. Perché è evidente come sia anche e soprattutto la battaglia per l’affermazione del diritto dell’individuo, della sua volontà su quella degli apparati, statali o religiosi. Il diritto del singolo di decidere della propria vita. Non è un caso che Peppino Englaro, che per anni ha implorato che fosse staccata la spina alla sua Eluana, ora chiede che non si stacchi ad Alfie. Perché così vuole lui, cioè i suoi genitori. Dov’è questa Italia monocorde che sfila e si incatena (giustamente) per il testamento biologico, per il diritto di morire? E il diritto di vivere? Alfie ci vuole provare. Ma i tribunali di sua Maestà hanno deciso il contrario. Un delitto di cui questa Italia strabica non ha tempo e voglia di occuparsi. Incapace di un gesto di civiltà e di amore. Più muta di un piccolo elefantino di peluche.