Sette secoli dopo i Vespri (siciliani) un’altra guerra dei vent’anni arriverà a conclusione. Quella in Afghanistan. E la cosa ci riguarda ancora perché in quel lontano ottobre 2001 gli italiani erano al fianco degli americani. Intervento Nato. Gli Stati Uniti avevano subito un attacco devastante per mano di Al Qaeda basata in Afghanistan. E un attacco a uno dei suoi membri – recita l’articolo 5 dello Statuto – va considerato un attacco all’intera alleanza. Di qui l’ultimatum al regime talebano, il suo rifiuto a estradare Osama Bin Laden, l’invasione. Ebbene l’11 settembre, ventesimo anniversario, i pochi americani e gli ancor meno alleati rimasti se ne andranno.

Mission accomplished? Niente affatto. Vent’anni fa a Kabul c’erano i talebani. Ci sono e ci saranno ancora. Improbabile, anzi impossibile che l’attuale finzione di democrazia riesca a sopravvivere. Nell’accordo segreto negoziato da Trump prima della pandemia, i talebani si sono impegnati a non ospitare più il terrore islamico. Ma chi ci crede? Loro stessi praticano il terrorismo come forma di lotta legittima e benedetta. Dunque a Kabul tornerà il Medioevo. Ne saremo afflitti? Non più di tanto. La donna, i diritti civili, le decapitazioni eccetera saranno fatti loro. Degli afghani.

Abbiamo altro cui pensare. E poi non potevamo più rimanere laggiù. Temo che finirà come in Vietnam nel 1975 o in Iraq nel 2011 dopo il ritiro degli americani. Via libera a dittature, teocrazie, radicalismi di esportazione. Il Vietnam conobbe spaventose purghe anticomuniste. L’Iraq divenne la culla dell’Isis. Chi ha vinto? Noi di sicuro no. Ecco un bilancio: morti 3.500 soldati alleati, 100 mila soldati afghani, 42 mila talebani, 32 mila civili. Bruciate enormi risorse. Ne abbiamo ricavato una maggiore sicurezza come disse Obama dopo avere fatto fuori Osama Bin Laden? Nemmeno. Il profeta di morte venne ucciso in Pakistan e non in Afghanistan. Era un pallido simbolo rispetto alla ferocia dell’Isis.

Qualche storico ricorderà che la storia si ripete. Che gli afghani sconfissero gli invasori britannici nella prima metà dell’Ottocento e quelli sovietici negli anni Settanta. Giusto. Ma in questo caso determinanti sono stati gli errori del presidente George W. Bush e del segretario alla Difesa Donald Rumsfeld. Non adottarono la strategia della massima forza, come fece Colin Powell nella prima guerra del Golfo. Rispolverarono l’escalation di Robert McNamara in Vietnam. Un disastro.