Uno dei dipinti trafugati nel 1944 dai nazisti (Ansa)
Uno dei dipinti trafugati nel 1944 dai nazisti (Ansa)

Milano, 19 aprile 2016 - Tre dipinti del XV secolo trafugati dalle truppe tedesche nel 1944 e passati di mano in mano per oltre 70 anni sono riemersi dal limbo della storia. Riaffiorati al termine di una lunga indagine documentale del nucleo Tutela patrimonio culturale dei carabinieri di Monza, coordinata dalla Procura della Repubblica di Milano: erano appesi in due appartamenti all’ombra della Madonnina. Dallo scorso luglio sono affidate alla Pinacoteca di Brera, per la conservazione, in attesa di stabilirne la destinazione definitiva.  Il primo è un dipinto olio su tela di 65x51 centimetri, raffigurante una Madonna con Bambino, attribuito a Giovanni Battista Cima in arte “Cima da Conegliano”. Il secondo è tempera su tavola, fondo oro, di 60x38,5 centimetri, a cuspide, raffigurante la Trinità, secondo gli esperti opera di Alessio Baldovinetti. Il terzo, olio su tela di 83x101 centimetri, mostra la Circoncisione/presentazione di Gesù al tempio. Su un cartiglio dipinto c’è la firma dell’artista: Jeronimus ex libris, Girolamo dai libri. 
    
Bisogna tornare indietro nel tempo, fino agli anni Quaranta, e immaginare la sontuosa “Villa delle Pianore” di Camaiore, provincia di Lucca, allora di proprietà di Felice di Borbone-Parma, principe del Granducato del Lussemburgo avendo sposato Carlotta di Lussemburgo. Paese “nemico” dell’Italia, in quegli anni di guerra. Fatto che rendeva legittimo sequestrare i beni di proprietà del principe. Già: nel 1939 era stato istituito l’Ente di Gestione e Liquidazione immobiliare che aveva il compito di acquisire, gestire e rivendere i beni sottratti agli ebrei.
L’anno successivo, la competenza si estese alle proprietà degli stranieri di nazionalità nemica. Per cui, l’8 agosto 1940, il prefetto di Lucca ordinò il sequestro dei beni appartenenti alla famiglia Borbone-Parma. Tra questi, anche i tre dipinti, che però furono rubati dai nazisti durante una razzia e finirono nel Castello di Dornsberg, vicino Merano, in provincia di Bolzano, residenza del Generale Wolff che era capo delle SS in Italia. 
    
NEL 1945 toccò ai “Monuments men”, militari della Quinta Armata americana, famosi per aver ritrovato e restituito numerose opere asportate dai tedeschi in quegli anni, espugnare il castello: c’era un tesoro. E nel 1949, grazie a un articolo di giornale, Felice di Borbone Parma scoprì che parte della sua collezione era stata recuperata. Tutto gli fu restituito, eccetto i tre dipinti: non erano stati ritrovati. E il principe ricevette un risarcimento danni di guerra dal Ministero del Tesoro italiano.
C’è stato un paziente lavoro: sono stati consultati archivi, analizzate fotografie, per arrivare a scovare i dipinti, trovati in due abitazioni private, di proprietà di famiglie che le hanno ereditate da avi collezionisti. 
    
Le opere sono state sequestrate: leggi del ’46 e del ’50 obbligano alla restituzione dei beni sottratti, con violenza, dalle truppe tedesche durante il secondo conflitto mondiale dai territori delle Nazioni Unite. Nei confronti dei proprietari delle opere sono stati aperti due procedimenti per ricettazione. Uno ha presentato una certificazione di “diritto di proprietà” del 1942. Peccato che, due anni prima, il prefetto di Lucca avesse ordinato il sequestro di quei beni. 
Il valore deve ancora essere stimato. Ma è emerso che le due opere di maggior pregio sono quelle di Baldovinetti e di Girolamo dai libri. La Trinità è l’opera più antica, risalente alla metà del XV secolo: rara per l’iconografia, perché c’è un “Trono di grazia”, con Dio seduto che sostiene Cristo Crocifisso. Tra i due, la colomba raffigurante lo Spirito Santo. È la prima versione fiorentina. La base appare danneggiata nella parte superiore, in cui si nota un’incrinatura sulla tavola. Mentre la Circoncisione/Presentazione di Gesù al Tempio è di Girolamo dai libri, conosciuto più come miniatore che come pittore. Si notano figure espressive, monumentali e imponenti. Il riferimento è ad artisti veneti del tempo.