Mai più.
Dico sul serio.
Anche chi non ama il calcio avrà avuto modo di cogliere la malinconia sparsa e diffusa.
Mai più un mondiale di calcio senza l’Italia. Non perché sia in ballo la dignità di patria (queste sono baggianate, anche potenzialmente pericolose) ma perché non ha senso che un popolo a larga maggioranza pallone-dipendente non riesca nemmeno a qualificarsi. E ridursi ad una mandria di jettatori (contro i tedeschi, gli argentini, gli spagnoli, i brasiliani, infine i francesi, Salvini addirittura è andato a Mosca a gridare forza Croazia, mah) l’ho trovato tristissimo. A me quando piaceva una ragazza, da giovane, mica veniva in mente di augurare sfiga ad un potenziale competitor (e comunque uscivo sempre sconfitto dalle sentimentali contese, forse dovevo affidarmi anche io ai gatti neri…)
A proposito di competizioni.
Non è il caso di parlare di emozioni surrogate (anche perché per molti di noi in transito in questo ameno luogo, eh, trattasi di interesse primario), ma non c’è dubbio che la Ferrari, in tema di mondiali, almeno ci stia provando.
Italia-Germania a trecento all’ora continua e non c’è Francia che tenga (cioè io non credo che Renault possa permettere a Red Bull di inserirsi nella lotta per il titolo. Vincere altre gare magari si. Il mondiale non lo ritengo alla portata di Verstappen e Ricciardo).
Guardo a Hockenheim con un misto di fiducia e di timore.
Fiducia, perché a Maranello l’atmosfera è molto buona. Vettel e Raikkonen sono clamorosamente carichi.
Chi fermerà la musica? Loro no di sicuro.
Il timore è anche figlio della scaramanzia. In Mercedes stanno decisamente sull’incacchiato e non sono tipi da prendere sotto gamba.
La tensione è altissima ma può darsi che in Formula Uno Griezmann e Mbappe giochino con l’Italia, pardon, con la Ferrari.