Quando gli è stato chiesto come mai avesse deciso di prolungare la carriera, pare che Vettel abbia risposto così.
“Non potevo sottrarre una ragione di vita ai miei detrattori in servizio permanente effettivo”.
Segue risata alla Gambadilegno, il nemico di Topolino.
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Seriamente.
Io credo che nessuno meglio del diretto interessato possa sapere fino a che punto sia ancora solida la motivazione.
Sul pilota e sul suo rendimento in anni recenti sono lecite opinioni tra loro distinte e distanti.
Ma di sicuro il quattro volte campione del mondo è uno dei personaggi umanamente più credibili dell’intero circo a quattro ruote. Per chi apprezza le sensibilità individuali il suo look antidiscriminazione in Ungheria è stato una lezione per tutti. Così come non mi ha sorpreso l’ansia con la quale l’ex ferrarista ha accompagnato il terribile schianto di Norris sulle Ardenne. Abbiamo appena visto come non tutti i drivers siano pronti a sincerarsi delle condizioni di salute di un collega.
Ci sono uomini e ci sono caporali.
Poi, in questa sede, si può supporre che il tedesco abbia una grande fiducia degli investimenti che papà Stroll sta facendo.
In una intervista apparsa sul New York Times alla vigilia di Monza, il magnate canadese ha ribadito di voler vincere il mondiale (immagino con suo figlio al volante ) entro il 2025.
La dispendiosa campagna acquisti sul mercato dei tecnici (compreso l’ingaggio dell’amico ingegnere Furbatto, uno di noi in questa sede) e le risorse stanziate per migliorare le infrastrutture parlano chiaro.
Quanto Seb Vettel possa contribuire alla realizzazione del faraonico progetto, lo scopriremo insieme agli adorabili anti vetteliani.
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