Spero tutti bene.

Oggi faccio una pausa nella narrazione dei tumultuosi eventi del mondiale 1990.

Ieri, in tele conferenza, insieme ad altri colleghi ho scambiato quattro chiacchiere con Seb Vettel.

Inevitabilmente, è stata una conversazione intrisa di malinconia per il disagio che tutti stiamo sperimentando.

Di sicuro i citrulli Anti non perderanno l’occasione per farsi compatire qua sotto ed è un peccato, perché Vettel è una bella persona e lo si capisce da come racconta il suo presente e le ipotesi, incerte, di futuro.

Sotto pubblico l’intervista così come oggi appare sul Resto del Carlino, il Giorno e la Nazione.

Grazie a Seb e a voi per l’attenzione.

Sono riuscito a strappargli una risata chiedendogli quanta nostalgia abbia della cucina di Mamma Rossella, la cuoca del Montana di Maranello che insegnò a Schumi come si fanno le tagliatelle.
“Ah, se non altro questa clausura forzata mi impedisce di ingrassare! -ha risposto Seb Vettel- Ma mi manca molto tutta la Ferrari, l’ambiente che gira intorno alla Rossa, la passione della gente comune…”
Il quattro volte campione del mondo di Formula Uno ha incontrato in tele conferenza noi giornalisti. Siamo tutti prigionieri del virus. L’emergenza sanitaria non distingue fra Vip e comuni mortali.
“Anche io sto in casa -dice il fuoriclasse tedesco- All’inizio è stato bello avere più tempo per il privato, la famiglia, i bambini. Ma più il tempo passa e più mi manca la normalità”.
Le corse.
“Sì, la vita che ruota intorno alle competizioni. Gli ingegneri, i meccanici, gli avversari. Tutto, mi manca tutto”.
Circolano molte ipotesi sulla ripresa della attività, sui motori da riaccendere.
“Adesso di sicuro non si può ricominciare. Un Gran Premio di Formula Uno raduna centinaia e centinaia di persone in uno spazio ristretto. Nei box, nel paddock. È inevitabile restare fermi, anche se ovviamente è un dispiacere”.
Si parla anche di correre a porte chiuse, senza pubblico negli autodromi.
“Ho letto. Non so, le porte chiuse potrebbero essere una necessità, ma sempre bisogna mettere la salute davanti a qualunque altra considerazione”.
Prima che si scatenasse il virus, Mattia Binotto aveva detto di voler parlare del prolungamento del tuo contratto in fretta, dopo le prime gare…
“È vero, ma purtroppo corse non ne sono state disputate. Con Mattia ci sentiamo regolarmente, grazie alle tecnologie ci vediamo pure. Però sul contratto non abbiamo ancora ragionato. Lo faremo al momento giusto”.
La tua decisione potrebbe essere condizionata dallo slittamento delle nuove regole tecniche al 2022 causa pandemia?
“Io come pilota ero ansioso di sperimentare le novità ma questo non c’entra con il mio futuro. Di solito quando rinnovo prendo un impegno triennale, quindi questo discorso è estraneo alla materia. E comunque la Fia ha fatto bene a rinviare le norme, nemmeno sappiamo quante corse riusciremo a disputare con le macchine del 2020!”.
In questa incertezza si parla di tagli agli stipendi per gli assi dello sport. Ti sei posto il problema?
“Non amo affrontare in pubblico simili questioni. Sono perfettamente consapevole di quanto sta accadendo nel mondo e so di essere un privilegiato. Posso immaginare che l’entità del mio ingaggio dipenda da quante corse saranno effettuate nel 2020. Cinque, dieci, quindici, nessuna? A oggi non lo sappiamo. Sui soldi mi confronterò con Binotto e prenderemo la decisione giusta per la Ferrari e per chi in Formula Uno si guadagna da vivere”.
Senti, ma è vero che se si fosse corso a Melbourne il 15 marzo sareste stati in ritardo rispetto alla Mercedes?
“C’erano stati i test di Barcellona e lì onestamente avevamo capito di non essere veloci come avremmo sperato. Quindi molto realisticamente in Australia non ci saremmo presentati da favoriti”.
Ma potreste recuperare?
“Non ora, nel senso che le fabbriche sono chiuse, il reparto corse è chiuso, non si può sviluppare il progetto. Ma la stagione doveva essere molto lunga. Quando si ricomincia, ripartiremo dai dati che avevamo raccolto nei test. E ci impegneremo per trovare quello che ancora ci mancava, alla vigilia di Melbourne”.
Che cosa pensi delle violentissime polemiche sull’accordo tra Fia e Ferrari a proposito del motore che avete usato sulla Rossa nel 2019?
“Credo che la federazione internazionale abbia il compito di fare rispettare le regole. Se noi le avessimo infrante, saremmo stati squalificati. Ma questo non è accaduto. Io ho fiducia nella lealtà della mia Scuderia e rispetto la Fia. Poi, sulle questioni che chiamate politiche, dovete sentire Binotto, è lui il capo”.
Ci siamo salutati augurandoci buon appetito. In casa, mica al Montana.