Finalmente ho capito a chi somiglia Max Verstappen.

A Senna?

No.

A Gilles Villeneuve?

Per carità.

A Lewis Hamilton?

Naaaaa.

A suo padre?

Nemmeno.

Avendo seguito le esternazioni canadesi dell’Olandese Volante, sono pervenuto alla scoperta decisiva.

Max Verstappen somiglia ad un mio vecchio zio (non finlandese).

Il vecchio zio prese la patente avanti negli anni, cosa normale per chi era nato nel remoto 1918.

E aveva con l’automobile una relazione vagamente sbrigativa.

Per usare un eufemismo.

Una volta si cappottò in fondo ad una discesa.

Un’altra volta carambolò tra altre macchine nel parcheggio di un matrimonio.

E si ha memoria di un suo ruggente scatto in retromarcia quando il semaforo si decise a passare dal rosso al verde.

A noi parenti che lo sollecitavamo a migliorare le sue qualità di guida, il caro vecchio zio, andatosene in Paradiso nel 2009, così replicò: il prossimo nipote che osa suggerirmi qualcosa si prende uno scapaccione.

Ci tacemmo tutti.

A Montreal, l’erede del mio vecchio zio (ecco, appunto) ha scelto la stessa tattica (con lui fatico ad usare il termine strategia).

Interpellato sui troppi incidenti in stagione, Verstappen ha risposto: o la piantate con queste domande o il prossimo che si azzarda si becca una testata.

Ergo, non solo è il successore di mio zio ma si crede il discendente extra calcio di Zinedine Zidane.

Che dire?

Maturerà (forse).

Ps1. Il mio caro zio (non finlandese) imparò a pilotare all’incirca a settant’anni, ma fece comunque in tempo a cappottarsi con un trattore, tanto per restare fedele alle migliori tradizioni.

Ps2. Spazio sotto per chi volesse vivere qui in compagnia le libere del Gran Premio del Canada.