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Vengo dopo il Gp, by DuchessaLeo Turrini - 4 ottobre 2022

Ringrazio tutti per la straordinaria attenzione riservata a questo ameno luogo, podcast compresi.

Credo dipenda anche dai contributi di terzi, dal delirante Roli a due ruote al sottostante ingegnere Romeo Duchessa, che come sempre ospito con entusiasmo.

 

Vengo dopo il GP

Due Gran Premi in una settimana.
Il circuito di Singapore non poteva che essere poco significativo in termini di valutazioni delle performance. Ciononostante possiamo annotare un passo positivo della Ferrari nel rendimento che è tornato almeno buono nella percorrenza delle curve lente e in uscita, qualcosa su cui ha sofferto decisamente meno che in Olanda.
A cui va aggiunta una buona consistenza sulle gomme intermedie, compound più avverso per la F1-75.
Non entusiasmante ma nemmeno totalmente giudicabile sul fronte del degrado. Leclerc ha seriamente stressato gli pneumatici per mettere massima pressione a Perez senza prima averli portati gradualmente in tiro, il che ha generato presto un certo graining sulle anteriori, con il conseguente scivolamento, sottosterzo, surriscaldamento e maggior usura. Nel momento in cui è apparso il calo di prestazione su Charles, l’auto del messicano ha cominciato a funzionare meglio dandogli modo di allungare molto in poco tempo.
A questo proposito è lecito chiedersi come sarebbe stata la gestione gomme del monegasco avendo avuto in tempi rapidi la certezza di una penalità (poi inflitta a Perez)? Sarebbe rimasto nei 5” senza problemi.
Al di là di questo aspetto in Ferrari sono certi di aver perso la gara allo start.

Domenica prossima in Giappone, meteo permettendo, sarà molto più indicativo e interessante. Una pista tecnica che non ha bisogno di presentazioni, che premia la qualità del carico aerodinamico e la completezza del pacchetto, non ultima l’efficienza della power unit. Max Verstappen a Singapore ha mancato il primo colpo del ko, in un weekend che ha visto lui e il suo lato del box compiere errori piuttosto marchiani. A Suzuka potrà riprovare a diventare bi-campione vincendo con il giro più veloce, indipendentemente dalla posizione di Leclerc. Più deludente anche la Mercedes che con Hamilton riponeva delle speranze ma le condizioni meteo hanno tradito molti. Credo che la W13 potrebbe avere un’altra chance di far bene in Messico dove il drag non è un fattore negativo.

Budget cap-gate

In mezzo, l’atteso report finanziario della Fia che a quanto capito è in programma domani, legato alla questione del budget cap. Come è noto è la prima volta che entrano in gioco – oltre alle verifiche tecniche – anche le verifiche finanziarie. Alcuni rumors provenienti dal paddock hanno suggerito che qualcuno (Red Bull e poi marginalmente Aston) abbia sforato il tetto di diversi milioni. E’ chiaro che l’imminenza del primo verdetto del collegio (che ricordiamo è formato da revisori assegnati da Fia e dai team) e le implicazioni di una eventuale infrazione ha amplificato tale attesa.
Non è semplice né si può pretendere che lo spettatore della domenica debba comprendere il grado di importanza di una questione da revisori contabili, complessa, che non riguarda strettamente piloti, auto o ingegneri. Ma che nonostante tutto determina ripercussioni dirette su quanto poi vediamo in pista. Sulla competitività delle auto. Il budget è strettamente legato alle prestazioni. Si possono anche avere buone idee ma in F1 chi spende di più vince, quasi sempre.

Vale la pena di ricordare che nel 2020, in piena crisi pandemica, Fia, F1 e Team si sono riunite virtualmente e hanno concordato insieme quanto spendere e come spenderlo. E’ importate sapere che il budget cap non rappresenta solo un concetto astratto di sostenibilità ma una regola ben precisa, virtuosa e vitale per il benessere della categoria. Non solo, è probabilmente l’elemento più significativo in termini di valorizzazione dei team, in particolare quelli minori. Il che rende appetibile l’ingresso a investitori importanti o a case automobilistiche (vedi Audi con Sauber) con una pianificazione certa dell’impegno finanziario. Allo stesso tempo impedisce l’impoverimento di una F1 spesso alle prese – in un passato non lontano – con fughe improvvise di costruttori.
Il rispetto del tetto di spesa è perciò essenziale nella moderna F1, così come lo è il controllo e l’efficacia delle eventuali sanzioni per sventare una escalation calcolata rischi benefici.

Insomma, sul budget cap non si scherza o non si dovrebbe scherzare.
Ma è vero che l’area finanziaria pur essendo regolata può nascondere linee di costo interpretabili? Questo è probabilmente ciò che più preoccupa chi ha lavorato in maniera meno aggressiva sul fronte dei costi.

Tuttavia, mentre si è parlato di possibili violazioni, al momento non abbiamo precedenti che possano far pensare alle conseguenze, né dati concreti sul quantum. Il regolamento finanziario lascia un certo margine di manovra, abbastanza da poter assegnare una sentenza che va dalla reprimenda pubblica alla multa per infrazioni minime. Se le cifre sono sopra il 5% di sforamento con aggravanti accertate le pene diventano molto severe: squalifica in più eventi, lo storno dei punti in campionato e un blocco importante dello sviluppo dell’auto.

E’ chiaro che è un tema delicato che riguarda non solo un singolo team, ma la reputazione e la stabilità di norme fortemente condivise, per non parlare della credibilità dei soggetti deputati al controllo. ll primo campionato della nuova era tecnica non ha peraltro spento alcuni veleni dell’anno scorso. Toto Wolff si è lanciato in accuse non velate alla Red Bull. Così come Ferrari, che da mesi parla di controllo dei conti, anche se in tono minore. La stretta di mano tra i due TP (Binotto e Wolff non sono propriamente amici ma fatalmente si trovano nello stesso lato del ponte) a favore di telecamere è stato un chiaro segnale a chi sta gestendo la patata bollente.

Cosa può o non può succedere mercoledì?

Non è del tutto chiaro cosa avverrà di preciso il 5 ottobre, difficile aspettarsi subito eventuali sanzioni (sempre che ci siano illeciti).
Da lì in poi potrebbe cambiare (o meno) l’atteggiamento di chi avrebbe maggiori possibilità di spendere? È un rischio. Alla Federazione spetta il compito di fare assoluta chiarezza in tempi meno lunghi di quelli a cui ci stiamo noiosamente abituando.
Domani potrebbe non esserci un epilogo della vicenda ma un inizio, in più ogni decisione è sempre appellabile alla corte internazionale di Parigi, procedimento che peraltro ha tempi lunghi. Sarebbe uno scenario piuttosto sanguinoso per l’immagine della F1, in quel caso si tratterebbe di qualcosa di imbarazzante, certamente di più che attendere l’esito di un vincitore tre ore dopo una gara.