Quando ero bambino, mi divertiva moltissimo l’idea che ci fosse un professore di scuola che poteva, all’improvviso, dimenticare registri e pagelle per andarsene a correre, nonché talvolta pure a vincere!, corse automobilistiche prestigiose come Le Mans, Sebring, Nurburgring, Targa Florio…
Quel professore, poi anche preside, si chiamava Ninni Vaccarella. Una volta Enzo Ferrari disse che sarebbe stato il più veloce ministro della pubblica istruzione della storia dello Stato italiano.
Non aveva torto.
Ho conosciuto personalmente Vaccarella e posso garantire che i suoi racconti erano degni di un romanzo di Sciascia o di una commedia di Pirandello.
Mi fa piacere ricordarlo qui, ora che tutti aspettiamo il verdetto della corsa in Russia. Mi fa piacere, proprio perché nel nostro presente è inimmaginabile la figura di un professore di scuola che è anche pilota al massimo livello.
Non voglio dire che si stava meglio una volta, perché non lo penso c sarebbe assurdo. Mi limito a testimoniare qualcosa, che da monello ho vissuto in prima persona.
Di sicuro, Hamilton e Verstappen non ce li vedo, alle prese con interrogazioni e compiti da correggere. Mi auguro invece, come ho già avuto modo di sostenere dopo Monza, che entrambi siano in grado di correggere i loro difetti. Perché non avrebbe senso continuare nella politica dell’autoscontro.
Vedremo. A Sochi annunciano piogge torrenziali, così forse capiremo anche se la lezione di Spa è stata recepita.
Il preside Vaccarella manderebbe tutti, temo, dietro la lavagna.