1. Verstappen no, non si può.
    Ma c’è una Verstappen al femminile per il futuro della Rossa. Infatti avrete saputo che è olandese, come il Max della Red Bull, la prima donna ad essere ammessa alla scuola Ferrari di pilotaggio, la stessa Accademia dalla quale sono usciti Carletto Leclerc e Mick Schumacher.
    Per inciso: dal Bahrain il 20% dei drivers in griglia sarà un prodotto della Fda. Liberi tutti di infischiarsene, per carità. Ma è una buona notizia.
    Non starò a farla tanto lunga. Maya Weug, l’olandesina volante, ha sedici anni. Ha vinto il concorso internazionale promosso dalla azienda di Maranello insieme alla Fia. Le selezioni si sono svolte in 145 paesi.
    Ora Maya lavorerà e si allenerà con i…compagni di classe di sesso maschile. E a me viene in mente che in oltre settant’anni di Formula Uno solo due donne hanno disputato Gran Premi. Curiosamente, sono entrambe italiane. La napoletana Maria Teresa De Filippis gareggiò all’epoca di Juan Manuel Fangio, sul finire degli anni Cinquanta. Invece la piemontese Lella Lombardi andò a punti in piena era Lauda, classificandosi sesta in un Gran Premio di Spagna del 1975.
    Di Danica Patrick, l’americana, ricordo che ad un certo punto in Ferrari accarezzarono l’idea di offrirle uno sbocco in F1, tramite un team satellite, all’inizio. Ma Danica andava forte davvero, guadagnava un sacco di soldi negli States e più o meno come tutti gli americani francamente se ne infischiava, della Formula Uno.
    Ho visto Giovanna Amati provarci dal vivo, negli anni Novanta. Ma, al di là di pregi e difetti, allora la F1 era un ambiente tremendamente sessista.
    Altro da aggiungere? Sì: se son Rosse (per Maya) fioriranno.