Dodici mesi ci lasciava Niki Lauda.

La Formula Uno gli deve tantissimo.

Dicono si sia fatto vestire con la tuta Ferrari, per l’ultimo viaggio.

Ognuno di noi ha un ricordo di lui.

Sotto il mio, così come appare oggi sul Resto del Carlino, il Giorno e la Nazione.

Un anno senza Lauda. Senza quel personaggio multidimensionale, capace di attraversare le generazioni con la insostenibile leggerezza di chi sapeva di essere un Mito. E non te lo faceva pesare.
Un anno senza Niki. Campione del mondo al volante prima due volte con la Ferrari e poi una volta con la McLaren per mezzo punto di margine su Alain Prost. Quindi, in una altra vita, capace di inventarsi il binomio Hamilton-Mercedes, convincendo Lewis che il futuro della Formula Uno era dipinto d’argento. Ma era il 2013 e nessuno ci credeva, in quello che invece sarebbe puntualmente accaduto.
Insomma, Niki Lauda, spentosi dodici mesi fa dopo lunga malattia, aveva il dono della visione. Era lungimirante, senza atteggiarsi a profeta. Tra poesia e prosa, questo austriaco preferiva sempre la seconda. Un sano pragmatismo ispirava le sue scelte. Non sempre, lo scrivo a scanso di equivoci, furono scelte felici: sbagliò a litigare con Enzo Ferrari nel 1977 e non fu brillante come capo della Jaguar, all’alba del nuovo millennio.
Però, era Niki Lauda. Lo incontrai per la prima volta in un luminoso pomeriggio di fine estate. Anno 1976. Ero un monello, mi ammisero in pista a Fiorano per vedere da vicino l’incredibile. Ad appena quaranta giorni dal rogo infernale del Nurburgring, lui era tornato. A riprendersi la Ferrari. Lo avevano dato per morto, era risorto. A trecento all’ora.
Ricordo il sangue che gli colava sotto le garze. Le ferite aperte. Le ustioni che deturpavano il viso. E Niki ci fissava, fissava noi testimoni come se fossimo specchi: voleva farci capire che dovevamo accettarlo com’era, sfigurato ma sempre uguale nell’anima, ancora prigioniero del demone chiamato velocità.
La sua storia, quella storia assurda e meravigliosa, l’orrore e la rinascita fusi insieme, sarebbe finita ad Hollywood, non per caso. In un film, bello, del regista Ron Howard.
Ah, Lauda! Fosse qui, chissà come commenterebbe il divorzio tra la Rossa e Vettel. Non si nasconderebbe dietro una finta diplomazia, non lo faceva mai. Quando provo’ per la prima volta la Ferrari da Gran Premio, disse al Vecchio: “La tua macchina è una m…”
Invece di arrabbiarsi per lesa maestà, Enzo gli rispose: hai ragione, aiutaci a migliorarla.
A volte le leggende nascono dagli eccessi di sincerità. A volte, sì.