1. Una volta un caro amico purtroppo oggi al servizio della Mercedes mi ha detto: sai, se il finlandese sta davanti al Nero, allora significa che la nostra macchina va tranquillamente più veloce della Ferrari e quindi Hamilton può anche concedersi il lusso di qualche piccola distrazione.
    Io temo e credo che le cose stiano esattamente così, alla luce di quanto emerso nel sabato russo.
    Confesso. Ho modo molto noioso, lo ammetto, di interpretare le vicende corsaiole.
    Lo riassumo di seguito per semplificare il ragionamento.
    Dopo il Belgio, restavano otto Gran Premi da disputare. Rimaneva quindi validissimo il concetto che, banalmente, ero andato esprimendo da primavera.
    Questo mondiale lo vinci con uno sviluppo continuo. Figuriamoci quante cose possono cambiare nell’arco di otto corse, cioè più di un terzo del campionato.
    Stiamo vedendo chi si stia rivelando più bravo nella evoluzione delle vetture.
    Lo spread tra Mercedes e Ferrari si sta allargando.
    Magari un giorno scopriremo che è stata una manovra oscura dei poteri forti.
    Io, si sa, non ci credo. E me ne vanto. Anche perché non esiste che se vince la Ferrari è tutto pulito e se perde la Ferrari è tutto sporco.
    Non credo nemmeno alla crisi morale di Vettel, spacciato per psicolabile all’improvviso (peccato non lo fosse nel 2010 e nel 2012, allora!).
    Non credo che KR7 si sia messo ad andar piano perché non lo hanno confermato, visto che se Vettel è terzo lui sta quarto, mica nono.
    E nemmeno c’entra la prematura scomparsa di Marchionne, cui semmai da vivo feci presente che mi sembrava arrischiato togliere Resta, il progettista, dal reparto corse con una macchina sempre bisognosa di sviluppi, magari si poteva aspettare l’autunno, fermo restando che Alfa in Russia aveva due monoposto nel Q3.
    Beninteso non sto sostenendo che lo spread tra Ferrari e Mercedes si è allargato perché Resta lavora a Inwill. Solo, ribadisco quanto scrissi in tempo reale.
    Dopo di che, wait and see.
    La gara è domani.