A Istanbul Hamilton cambia mezzo motore: non credo che i dieci posti in meno in griglia lo spaventino più di tanto.
Comunque Verstappen ha una opportunità.
E forse ce l’ha anche Leclerc, se la Ferrari dovesse confermare le indicazioni incoraggianti del venerdì (pare ci siano una ventina di cavalli in più, con la nuova parte ibrida).
Dopo di che, si può imparare, alla rovescia, anche dal calcio.
Si può tifare per Hamilton o per Verstappen senza scadere nella beceraggine degli anti Donnarumma.
Sul serio.
Non c’è bisogno di condividere le scelte professionali di Gigio Donnarumma per deplorare il trattamento che parte del pubblico di San Siro ha riservato al portiere della Nazionale campione d’Europa. Così come appartengono al repertorio della maleducazione collettiva i fischi all’inno della Spagna. Idem per gli insulti che chi preferisce Lewis scaglia contro Max e viceversa.
Non starò a farla tanta lunga. Esiste, non da oggi, un problema di civiltà, dentro e fuori gli stadi. Figuriamoci nel sottoscala del web.
Io voglio essere libero di augurarmi che il titolo lo vinca Max senza che questo significhi in automatico che non rispetto il talento e il curriculum di Lewis.
Come mi capita di sostenere da tempo immemore, è Inutile sbagliata la sottovalutazione di fenomeni che sono la spia di una beceraggine alimentata dalla ignoranza. Il tifo è passione: ma non sta scritto da nessuna parte che si debba tollerarne la trasformazione in odio. E chi ha dei problemi psichiatrici dovrebbe farsi curare, ci sono tanti specialisti molto bravi.
La risposta sta nella buona educazione civica (ma perché diavolo, per dire, uno si sente meglio fischiando l’inno di un altro paese?!?) e nella silenziosa emarginazione dei teppisti della parola.