1. Quando mi raccontano di Alonso impegnato nei test per la 24 Ore di Daytona e poi per la sfida di Le Mans, beh, sinceramente faccio il tifo per lui.
    Mi è sempre piaciuta, forse perché è antica!, l’idea del pilota multi tasking. Non per niente adoravo Graham Hill, l’uomo della Tripla Corona, fra Le Mans, F1 e Indy.
    Naturalmente, Fernando mai sarebbe incappato in questa suggestione se, complice chi lo circonda, negli ultimi dieci anni non avesse sbagliato tutte le scelte professionali (quelle finanziarie non mi interessano).
    Ma, se ce la facesse, risolleverebbe il suo prestigio.
    Di sicuro, il driver che più di ogni altro avrebbe meritato la Tripla si chiama Mario Andretti.
    Piedone!
    Da piccolo mi faceva impazzire la storia del profugo istriano diventato eroe d’America.
    Lo conobbi, come ho già narrato, un giorno di fine estate del 1982, davanti al ristorante Cavallino.
    Enzo Ferrari, che lo adorava, gli aveva chiesto un favore. Correre a Monza con la Rossa, funestata dalla tragedia di Gilles e dall’incidente di Pironi.
    Mario prese l’aereo. Andò a tavola col Vecchio. Divorò due porzioni di tortellini, scolò una boccia di lambrusco, ingurgitò un nocino. Poi provò la macchina a Fiorano e al giovanissimo cronista quale io ero disse: ok, vado in Brianza per vincere.
    Si accontentò della pole, una delle più grandi imprese nella storia ruggente di Monza.
    Rividi Piedone a Donington, in un altro week end da leggenda. Era il 1993. Pioveva sempre. Mario aveva varcato l’oceano per incoraggiare il figlio Michael, che in McLaren stava molto stentando accanto a Senna. Il padre aveva capito tutto (e ancora doveva essere disputato quel Gran Premio di Donington). Il mio ragazzo, disse, è bravo, ma si è scelto il compagno peggiore…
    Andretti non ha mai realizzato il Triplete. Se Alonso si ispira alla sua grandezza, fa bene.
    Fermo restando che è meglio evitare il paragone, eh…