Le voci di dentro.
Nel consueto scambio di opinioni del lunedì, il presidente Elkann, l’amministratore delegato Camilleri e il…cireneo Binotto hanno malinconicamente concordato su una cosa: momento peggiore per presentarsi a Monza e al Mugello, per la Ferrari, non poteva esserci.
Perdere disastrosamente fa male ovunque, eppure il Cavallino è un simbolo di emozione, dunque ben si può intuire il disagio psicologico di chi già sa che sull’asfalto italiano non ci saranno rose e fiori sotto le ruote della disgraziata SF 1000.
Ho già scritto tutto il male possibile di questa macchina. Passerà alla storia per aver fatto esplodere il consumo di anti depressivi da parte dei tifosi ferraristi. Sconcertati, anche, da quella che, almeno da fuori, sembra una rassegnata incapacità di reazione.
A Maranello, dal presidente al cireneo, rispondono che non è vero, che non è così. Mi spiegano che la consapevolezza di non poter lottare per la vittoria nel presente non deve essere scambiata per rinuncia. Aggiungono che il sarcasmo (peloso) di un Toto Wolff non passa inosservato ma in fondo non ha senso rispondere per le rime quando in pista si incassano batoste.
Nel frattempo, è già qui il futuro, che sarà senza Vettel.

Povero Seb. Difficile immaginare una conclusione più triste, per il suo sodalizio con la Ferrari lungo sei stagioni. Più di lui, con il Cavallino, hanno vinto soltanto due leggende come Michael Schumacher e Niki Lauda. Eppure, i conti non tornano.
La macchina del 2020 è un disastro, dal Belgio è arrivata la ennesima conferma. E dietro l’angolo ci sono gli appuntamenti di Monza e del Mugello, eventi simbolici: peccato arrivino in quello che forse è il momento peggiore nella storia in Formula Uno della Signora in Rosso. Quando una festa si trasforma in un incubo. Annunciato.
“Mi farà un effetto strano disputare il Gran Premio d’Italia senza la consueta cornice di folla -sospira il tedesco- Monza è un luogo magico, unico. Ma almeno mi emozionerò un po’ meno, sapendo che sarà la mia ultima volta nel Parco da ferrarista. In mezzo a tanta gente, sarebbe stata una sofferenza “.
Rimpianti?
“Sono stati sei anni molto intensi, quelli che ho speso in Italia. Posso dire che ce la abbiamo messa tutta, io e la squadra, per coronare un sogno condiviso. Non è bastato”.
Cosa è mancato?
“Semplicemente, non abbiamo mai avuto il pacchetto ideale, perfetto, per conquistare il titolo. Ci siamo andati vicini, ma non abbastanza”.
Che futuro hai in mente, per la tua carriera?
“Ancora non ho preso decisioni, non ci sono novità da comunicare. Ho già espresso la mia volontà: resterò in pista in questa Formula Uno soltanto se avrò a disposizione un mezzo che mi permetta di essere competitivo, di lottare per qualcosa di importante”.
La Ferrari del 2020 certo non lo è e recentemente hai dichiarato che ormai la tua opinione a Maranello non conta più…
“Ma non era una cattiveria, ho fatto una battuta. Il mio rapporto con la squadra è buono, continuiamo a lavorare insieme e certo non siamo contenti della situazione, dei risultati. Non possiamo esserlo”.
Fra un po’ vi separerete: che giudizio hai maturato su Leclerc, il tuo compagno di squadra?
“Anzi tutto Charles possiede un grande talento e lo ha già dimostrato. È un bravo ragazzo, collaboriamo bene. Sinceramente merita tutti gli elogi che riceve”.
Hai mai pensato di restare in Formula Uno con un ruolo diverso da quello di pilota?
“So che in passato c’è chi lo ha fatto, personaggi come Stewart e Prost crearono un loro team. Però non credo faccia per me”.
E come immagini i Gran Premi del 2030? L’automobilismo reggerà la sfida della modernità?
“Questa è una domanda davvero interessante. Non c’era bisogno della disgrazia del Covid per intuire che le cose cambiano a grandissima velocità! Io credo che la Formula Uno debba sviluppare un ragionamento sulla sua identità, sulla sua natura. Non è soltanto questione di regole tecniche, che sappiamo verranno modificate. Soprattutto, mi piacerebbero gare caratterizzate da un maggior equilibrio tra le vetture. Sarebbe più divertente per chi di mestiere fa il pilota e per lo spettatore”.
Siamo partiti da Monza. Poi ci sarà la prima volta del Mugello. E in autunno Imola…
“Al Mugello un paio di volte ci sono stato, è un gran bel tracciato, sarà eccitante correrci un Gran Premio. A Imola invece non ho mai messo piede, come a Portimao in Portogallo, dove pure andremo. Questa per colpa del virus è una stagione strana. Se non altro proveremo esperienze nuove”.
Pare che la Ferrari stia valutando l’ipotesi di impegnarsi anche in altre competizioni, tipo Le Mans o Indianapolis. Sono soluzioni che ti potrebbero interessare?
“A me Mattia Binotto di queste ipotesi non ha mai parlato”.