Spero tutti bene.
Proseguo il racconto del mondiale 1990.
Ho visto cose che voi umani, eccetera.
Ad esempio.
Se la sera del 30 settembre 1990, subito dopo aver celebrato la doppietta Rossa con Prost primo e Mansell secondo, ecco, se quella sera lì a Jerez mi avessero detto che per quasi quattro anni di seguito, fino ad Hockenheim 1994, avrei raccontato solo sconfitte della Ferrari, ecco, non ci avrei mai creduto.
Invece è successo.
Ho visto cose che voi umani, eccetera.
E ho visto e rivisto Jerez de la Frontera.
A inizio autunno, l’Andalusia è meravigliosa. Ci sono tramonti dentro i quali ti perdi e se ti siedi in un bar all’aperto e ordini un bocadillo jamon y queso, con tanto di birra, sì, ti scopri felicemente indifeso di fronte alla bellezza delle cose semplici, piccole, minute.
Di Jerez avrei anche conosciuto il lato oscuro della forza, dato che oggi è il 4 maggio, Star Wars day. Ma il 1997 era ancora lontano!
Star Wars ed ecco Mansell che in Andalusia accetta il ruolo di Ciubecca.
Erano passati pochi giorni dalla apocalisse portoghese.
Ormai Han Solo, pardon Prost, si era fatto persuaso che Cesare Fiorio non fosse soltanto il senatore Palpatine, bensì l’Oscuro Signore dei Sith.
In breve: un casino galattico, interstellare.
A Torino la Federazione dei Mercanti si compiaceva di oscuri intrighi e quindi nessuno aveva deciso una beata mazza.
Niente distanziamento sociale. In pochi metri, si aggiravano Palpatine, Han Solo, Ciubecca. Ed io ero sfiorato da un dubbio che a distanza di trent’anni mi assilla ancora: sta a vedere che a Torino comanda Jar Jar Binks.
Ma in quel week end accadde anche qualcosa di drammaticamente brutto.
Durante le prove del venerdì, la Lotus di Martin Donnelly incappò in un rovinoso incidente.
Ero in sala stampa e di colpo una immagine straziante si materializzò sui nostri monitor. Si vedeva un corpo steso in mezzo all’asfalto, come una marionetta cui fossero stati recisi i fili.
Un burattino abbandonato, tra i detriti di una monoposto sparpagliati tutt’intorno.
Era uno spettacolo insopportabile agli occhi e al cuore. Al limite dell’osceno.
Il tempo scorreva e nessuno ci diceva niente. Allora Franco Lini, glorioso reporter de Il Giorno e di Autosprint, già diesse della Ferrari per un breve periodo, compreso l’arrivo in parata di Daytona 1967, mi prese da parte.
Andiamo a vedere, mi sussurrò. Conosceva un addetto alla sicurezza e con una auto di servizio ci recammo sul luogo dell’incidente.
Non so come facemmo, quante norme violammo, ma arrivammo lì.
Il povero Martin era ancora immobile in mezzo alla pista. Io pensavo: è morto. E piangevo, mentre medici e barellieri si apprestavano a portarlo via.
Poi apparve Senna.
Era venuto anche lui.
Ayrton era così pallido da sembrare un fantasma. Aveva gli occhi lucidi. Eppure trovò la forza di mormorare: “È ancora vivo, è ancora vivo”.
Chiedo scusa ma al ricordo ancora mi commuovo. Comunque, Donnelly si salvò, tentò anche di tornare alle competizioni, i miei colleghi inglesi raccontavano avesse un buon talento, chissà dove sarebbe potuto arrivare.
Mi intenerisco anche al pensiero che sul podio, a Jerez, nell’ultima domenica felice per i ferraristi, ci sali’, con Prost e Mansell, il toscanissimo Nannini.
Ancora qualche giorno e un disastro in elicottero ne avrebbe interrotto la carriera.
Il Nano, secondo me, è stato sottovalutato, come pilota. Gli sarebbe spettata di diritto qualche soddisfazione in più. E inoltre, poiché era un tipo molto schietto, chissà cosa disse sul palco a Prost e Mansell, dopo quel turbinio d’estate che ci eravamo lasciati alle spalle.
A Jerez, il 30 settembre 1990, qualcosa si ruppe sulla McLaren di Senna. Ritirato. Punti zero.
A due gare dall’epilogo, Giappone e Australia, Prost stava sotto di nove. E la Ferrari, nei costruttori, di diciotto.
Meglio non rivangare tutte le stronzate da Silverstone in poi, ma si poteva ancora vincere tutto.
Solo che Ayrton aveva una Derringer nel taschino.
Aveva un asso falso nella manica.
E in quella galassia uno sceriffo non c’era. Mai che si trovi un Mandaloriano, quando ce ne sarebbe bisogno.
(Continua)