Oggi a Sochi Carletto terrà la prima conferenza ufficiale da neo ferrarista.
Per quel niente che lo conosco, suppongo dirà cose sensate. Il ragazzo ha un suo equilibrio. Gli servirà, persino più del talento. Per la semplice ragione che entrare in Ferrari non è mai semplice. Figuriamoci quando oggettivamente la tua esperienza è limitata e di fatto per la Scuderia si tratta di una situazione senza precedenti recenti, a meno di non tornare al Villeneuve della mia adolescenza.
Leclerc dovrà anche costruire un rapporto con Vettel. È vero che in ogni team ogni pilota pensa in primis a se stesso ma su una cosa desidero essere rigorosamente chiaro.
Se a Maranello venisse mai messa in discussione la figura di Seb, cioè la capacità sua di reggere la sfida al top, beh, non andremmo da nessuna parte. O meglio, andremmo a ramengo: vedi penosa vicenda di Alain Prost nel 1991. Persone troppo intelligenti (eufemismo) all’epoca trovarono opportuno alimentare riserve sul campione francese, colpevole di doversela vedere con un asso come Senna che disponeva di una gran McLaren (vi ricorda qualcosa?)
Io ero molto giovane e purtroppo per un po’ abboccai all’amo avvelenato: poi per fortuna amici da “dentro” mi aiutarono a comprendere e non ho mai ringraziato abbastanza Benny il meccanico e Gigione Mazzola, il Rivera degli ingegneri. Solo che era troppo tardi e nel 1992 la Ferrari la guidavano, con rispetto parlando, Alesi e Capelli.
Bisogna stare molto, molto attenti. Talvolta la Storia, se studiata bene, può essere una eccellente maestra.
Tornando al presente, che peraltro è sempre il prologo dell’avvenire, scopro l’acqua calda scrivendo che la tappa russa è decisiva.
Un’altra vittoria del Nero praticamente chiuderebbe i discorsi, al netto di successivi miracoli non pronosticabili.
La Ferrari alternative non ne ha.
La pista di Sochi divertente non è ma ormai l’ho capita anche io che sono rimba.
Ci si diverte solo quando Vettel batte Hamilton.