Forse qua e là lo avrete notato, il giochino degli anniversari.
2018. Settanta anni fa Gino Bartali concesse il suo storico bis al Tour (e di lui riparlerò tra poco).
2018. Cinquanta anni fa Bob Beamon volo’ a 8,90 nel lungo.
2018. Quaranta anni fa esplose in Argentina il mito di Pablito Rossi.
2018. Venti anni fa il povero Pantani firmo’ la doppietta Giro Tour.
2018. Dieci anni Bolt cambiò la storia dei 100 metri alla Olimpiade di Pechino.
E trenta anni fa, nel 1988, Ayrton Senna a Suzuka diventò campione del mondo di Formula Uno per la prima volta.
A Suzuka, luogo fatale.
Disse anche, l’amico mio brasiliano, di aver visto Gesù sotto il casco.
Ora, pochi (meglio: quasi nessuno) ricordano che Prost, in pista, fece più punti di Ayrton. Ma vigeva la regola degli scarti: potevi tenere solo i migliori undici risultati su 16, se non ricordo male.
Una regola è una regola. Per me però era assurda (perché debbo essere penalizzato se al traguardo ci arrivo più spesso di te?) e infatti poi la tolsero. Pensate come la commenteremmo oggi: Vettel fa più punti di Hamilton in pista ma il titolo va a Lewis per gli scarti?!? S’intende, non funzionerebbe nemmeno a esempio rovesciato, eh.
Eppure, dicevo, anche in sede di revisione storica a Prost non viene riconosciuta questa realtà.
Così come Gino Bartali fu in parte mortificato nella Memoria Collettiva. Non per sua colpa: semplicemente, era sopravvissuto all’Eroe dolorosamente e prematuramente scomparso. Ciò nonostante Gino resta l’unico ad aver vinto il Tour a dieci anni di distanza dal primo successo in giallo.
Ma era il Sopravvissuto. Al Mito.
A Fausto Coppi.
Prost ha subito e ancora sta subendo la stessa sorte. Non solo in riferimento al campionato del 1988.
La disgrazia di Imola 94 ha ingigantito la Leggenda di Ayrton e lo dico io che, tra i due, stavo dalla parte del brasiliano.
“La Storia dipende sempre da chi la scrive” (Richard Nixon)