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Quando Tanzi cambiò la storia della F1Leo Turrini - 1 gennaio 2022
Nel 1979 Jody Scheckter conquistò il mondiale piloti di F1 con la Rossa. Enzo Ferrari fece orgogliosamente sapere che il complimento più gradito era racchiuso in un telegramma di congratulazioni. Mittente: Niki Lauda. Il Vecchio rispose pubblicamente. Se tu fossi rimasto con me, scrisse all’austriaco, presto eguagliaresti il record di Fangio (5 titoli). Lauda aveva […]

Nel 1979 Jody Scheckter conquistò il mondiale piloti di F1 con la Rossa.
Enzo Ferrari fece orgogliosamente sapere che il complimento più gradito era racchiuso in un telegramma di congratulazioni.
Mittente: Niki Lauda.
Il Vecchio rispose pubblicamente. Se tu fossi rimasto con me, scrisse all’austriaco, presto eguagliaresti il record di Fangio (5 titoli).
Lauda aveva abbandonato rumorosamente il Cavallino nell’autunno del 1977.
Ho ripensato a questa storia captando la notizia della morte di Calisto Tanzi.
Non è questa la sede per una riflessione sulla disgraziata parabola dell’imprenditore di Collecchio.
Ma una cosa è certa.
Il patron della Parmalat ha cambiato la storia della Formula Uno.
Furono i suoi soldi a dare a Lauda l’ultima spinta verso un divorzio da Maranello le cui premesse erano state già alimentate dalle incomprensioni del dopo Nurburgring.
All’epoca mi colpì molto il modo in cui Ferrari reagì all’addio di Niki e ai metodi usati da Tanzi, sbrigativamente definito “un salumiere”.
Con il senno di poi, ho anche pensato che Enzo sapesse più di quanto poteva dichiarare su quello sponsor munifico che per un po’ mise assieme un mito come Lauda, la Brabham di un certo Bernie Ecclestone e il motore Alfa dell’ingegnere Chiti.
Non funzionò, in termini di risultati, per la variegata formazione.
Ma la storia della F1 cambiò, sulla strada che da Collecchio porta a Maranello.