Ormai è un tormentone.
Vado a tenere una conferenza in mezzo a tanta buona gente (debbo dire, tra parentesi, che è stupefacente il calore che le persone manifestano nei miei confronti, a volte sospetto mi scambino per qualcun altro, comunque grazie!) e inevitabilmente un tizio simpatico alza la mano e fa…
“Scusi, ma la Ferrari cosa aspetta a liberarsi di Vettel? Commette troppi errori, il mondiale l’ha perso lui…”
Il clima è questo, inutile fingere.
Il clima è tossico.
Riassumo di seguito la mia risposta, valida per il gentile interlocutore e per chiunque voglia soffermarsi sulle righe che seguono.
Non è in discussione il fatto che Seb, nell’arco della stagione, abbia commesso più di un errore.
Io trovo esagerate certe ricostruzioni, a volte si spacciano per negligenze gravi episodi che invece andrebbero ricondotti a normali dinamiche di gara.
Ma non c’è dubbio che ad Hockenheim come a Monza la responsabilità del tedesco sia innegabile.
Così come è innegabile un’altra cosa: nel primo anno in cui Mercedes e Ferrari sono state vicine vicine abbastanza spesso, beh, Lewis Hamilton è stato più bravo. Cioè ha sbagliato meno. E Vettel ne è perfettamente consapevole, a scanso di equivoci.
Questo vale per il passato.
Ma da una simile valutazione può discenderne l’esigenza Ferrari di interrompere il sodalizio con Seb?
Mi rifiuto persino di prendere in considerazione l’ipotesi.
Nel 2018 non abbiamo visto all’opera il miglior Vettel, lo ammetto.
Del resto, passaggi a vuoto si trovano nelle carriere di Senna, di Prost, di Schumi (anche di Hamilton, vedi mondiale 2016 buttato via, al netto del motore malese, penso alla pole sprecate alla prima curva).
Non dimentichiamo che in un anno oggettivamente complicato il tedesco ha vinto comunque cinque (5) Gran Premi. Siamo sicuri che siano troppo pochi?
Aggiungo che proprio mentre si appresta a lanciare Leclerc (legittimamente, come ho sempre sostenuto), un ragazzo che mai in F1 ha avuto in mano una monoposto auspicabilmente vincente, beh, la Ferrari ha tutto l’interesse a coccolarsi il suo top driver.
I processi sommari vanno bene al bar. Una Scuderia non è un bar. Almeno, non dovrebbe esserlo.
Dei presunti problemi personali di Seb ritengo doveroso non parlarne. Lo farà lui, nel caso lo ritenesse necessario.
Io insisto.
La Ferrari deve far sentire a Vettel che lui era e resta la chiesa al centro del villaggio.
Saranno poi i risultati, fra dodici mesi, a dire la parola definitiva, la verità ultima.
Non ho altro da aggiungere.