Ci sono pochi modelli Ferrari intitolati ad una persona.

Mi vengono in mente la Scaglietti, la Dino, la Enzo…

Sono sempre stato intimamente certo che Sergio Marchionne non chiamerà mai ‘Luca’ una vettura confezionata in quel di Maranello.

Eppure, sarebbe una buona idea. Nonchè un gesto di gran classe, in contropiede.

Insomma, sono l’ultimo a provare stupore per le cose che, a casa Schumacher, l’avvocato Montezemolo ha dichiarato a proposito del successore.

Tra i due si è scavato un fossato incolmabile. Per ragioni facilmente comprensibili (uno ha fatto fuori l’altro), per una diversità di umano stile che si coglie a distanza di un chilometro, ma anche per qualcosa che soltanto i diretti interessati conoscono.

Io continuo a pensare, da ferrarista, quello che ho sostenuto sin dal momento del Cambio, quindi dall’autunno del 2014.

In Rosso, Montezemolo ha vissuto la parte più bella della sua vita. E non solo a livello professionale.

Da tifoso, oserei persino affermare in veste di cultore della memoria aziendale, ecco, io sarei felicissimo se Marchionne eguagliasse i risultati del predecessore.

Non sarà semplice, se uno guarda i numeri.

E rimane vero che Montezemolo, da presidente, conquistò il primo titolo iridato (costruttori) nell’autunno del 1999.

Otto anni dopo il suo avvento sulla poltronissima.

Marchionne è in carica da meno di quattro anni.

Ps. Comunque, venisse pronto un modello chiamato ‘Luca’, beh, mi offro volontario per i collaudi.