Non so se succede.
Ma se succede.
Erano anni che a Silverstone non vedevo una Ferrari così competitiva.
Al sabato, almeno.
Con due grandi piloti.
Lo so, lo so.
Sono l’unico a pensare che a Maranello non ci sia mai stata, dai giorni non felici di Prost e Mansell, una coppia così forte.
Ho detto coppia, perché Schumi in pratica faceva da solo e Alonso con Massa di fatto era da solo.
Ma non voglio convincere nessuno e mi va bene tutto.
Io sto con Vettel e con Raikkonen perché hanno la Ferrari dentro, perché il primo meriterebbe di imitare il secondo scrivendo il nome nella lista, breve, dei campioni del mondo con la macchina Rossa.
Poi, lo so.
So anche che non manca chi sostiene: ah, ma in Inghilterra hanno sbagliato qualcosa, se no facevano Rossa l’intera prima fila.
E questo modo di ragionare io non lo concepisco, perché non si tiene conto di quanto quei due, Seb e Kimi, stanno dando alla causa.
Di più.
Non cambierò idea nemmeno se la domenica si rivelasse meno positiva di quanto oso sperare.
Ci sono valori assoluti che sovrastano le contingenze.
Ed è qui che si traccia la linea di confine.
Tra chi ama l’automobilismo e i suoi artisti, che poi sono essere umani.
E chi riduce tutto al dato statistico, ah gli errori di qua e di là, ah ma manca la grinta, ah non c’è la continuità.
Ah, aggiungo io: quanto è bella la varietà di opinioni e che bello ascoltare barzellette raccontate male.
Ecco, io sto con Vettel e sto con Raikkonen.
E mi scuso con i facinorosi ma io sto anche con Hamilton.
Ho visto il giro con il quale ha negato la pole ai due ferraristi.
Per favore, per favore.
Non venite più a dirmi che Lewis Hamilton non è un Grande, con la maiuscola.
Mai più.
Per favore.