Nei giorni in cui la Formula Uno onora la memoria di Roland Ratzenberger e di Ayrton Senna, vorrei provare a spiegare, qui e ora, perché, a proposito del fallito assalto finale a Bottas, ecco, io sto con Vettel.
Anzi tutto di Petrov nella vita uno basta e avanza. E non mi piace il modo in cui Seb viene trattato ogni qual volta tenta di andare oltre il limite. Quella che è una virtù per un pilota (cercare la vittoria rischiando) viene fatta passare per un difetto. È un approccio che non condivido. Azzerare il fattore umano, nella Formula Uno post moderna, è esercizio reso facile dalle sofisticatissime tecnologie. Se un driver osa, andrebbe incoraggiato, mica processato (ed esattamente per questa ragione tra Senna e Prost io stavo con il brasiliano, pur riconoscendo che anche il francese era un Campionissimo).
Ma questa, me ne rendo conto, è filosofia. Passando dallo spirito alla materia, veniamo al caso specifico. A Baku il tenace Vettel si ribella al destino, venuto a sottrargli una vittoria meritatissima. Sogna di riprendersela, ma le immagini dimostrano anche un’altra cosa: il ferrarista attacca Bottas pure perché Hamilton sta sfruttando la scia del ferrarista per scavalcarlo. Seb deve aver pensato, nella concitazione di attimi frenetici, che la miglior difesa è appunto l’attacco. Perché avrebbe avuto torto?
Anticipo l’obiezione. Ha funzionato? No. Anzi, il ferrarista ha perso la leadership del campionato a beneficio di Hamilton, il miracolato della domenica azera. Ma in quel gesto estremo io ci vedo tutta la grandezza frustrata del personaggio, ci colgo lo spasmo della passione.
Riassumendo. Seb Vettel è un bonus per la Rossa. Non è soltanto un fuoriclasse lautamente pagato: è un giovane uomo innamorato di un sogno chiamato Ferrari. Vuole fortissimamente il titolo con la monoposto del Cavallino perché da bambino idolatrava Schumi. Sta camminando sulle orme del Mito. E anche Michael talvolta esagerava, nella sua ossessione per la vittoria: ma lo criticavano solo quelli che non riuscivano a capirlo.
Io stavo con Schumi, da giovane. E sto con Vettel, da vecchio: