L’insolito week end di Imola proporrà una soluzione che potrebbe diventare regola.
Mi riferisco alla concentrazione di tutti gli eventi in pista in soli due giorni.
Il venerdì i motori restano spenti.
Il sabato una sessione di prove libere precede la pole.
E la domenica si corre.
Penso che questa sia il futuro. E lo dico al netto di emergenze da Covid, crisi globale, taglio dei costi e bla bla bla.
Intanto è giusto ricordare che ormai da tempo il venerdì da Gp (sempre parlando di era pre pandemia) gli autodromi restavano praticamente deserti. Spendere non pochi soldi per prove non valide, nemmeno teoricamente, ai fini della determinazione della griglia di partenza, insomma, era ben poco allettante.
Mi si obietterà che ormai tutto lo sport business è televisivo (e tale era anche prima del Covid) e non proposto a chi va al botteghino. Giusto, ma così si arriva al cuore della questione: in un automobilismo interamente governato da computer e da algoritmi, serve ancora accumulare giri al venerdì?
Magari si potrebbe invece ipotizzare, per tenere in vita il venerdì, qualcosa di innovativo. Esempio a capocchia: assegnare qualche punto a chi è più veloce quel giorno, piuttosto che la mezza boiata del giro più veloce la domenica, con il Tizio che monta la gomma morbida a 5 chilometri dalla bandiera a scacchi e poi ti salta fuori anche il presidente Sempronio che esulta per la grande impresa.
Riassumendo: il venerdì in pista ha un senso se agonisticamente serve a qualcosa, anche a livello teorico, come accadeva un tempo.
Altrimenti, meglio, a virus scomparso!, aprire il venerdì il paddock ai fans, permettere alla gente di interagire con gli assi del volante, insomma copiare il modello americano.
Se non si può o non si vuole, il modello Imola2020 è quello giusto. Unica contro indicazione: i piloti avranno un giorno in meno da spendere nell’abitacolo.
Ma basterebbe trasformare i 20-22 venerdì annullati in altrettanti test liberi…