Auguri a Carletto Leclerc.
Presto, sicuramente, per lui il Covid sarà solo un brutto ricordo.
Seguo anch’io, con sommessa partecipazione, lo stillicidio di indiscrezioni sullo stato di salute di Zanardi.
Ho conosciuto Alex una vita fa, all’alba degli anni Novanta del secolo scorso. In un tempo che non tornerà. Eravamo giovani, non avevamo paura di niente. Ci sentivamo padroni del mondo.
Mi sono esaltato per le sue imprese al volante in America. Mi sono dispiaciuto quando il suo rientro in F1, con la Williams, non fu all’altezza delle aspettative.
E poi, immagino come tantissimi, mi sono commosso per la testimonianza che quotidianamente offriva nell’esistenza post incidente del 2001.
Ci sono persone che, talvolta persino senza accorgersene e comunque senza menarne vanto, ti aiutano a comprendere meglio il senso delle cose, il valore delle relazioni, la differenza tra l’indispensabile e il futile, tra il necessario e l’inutile.
Alessandro è una di queste persone, per fortuna di molti.
Ora che è impegnato in un’altra corsa, la più aspra e la meno prevedibile negli esiti, io teneramente affido a speranza e pazienza i sentimenti che nutro nei suoi confronti.
La speranza che tutti sappiano comprendere il riserbo e la discrezione di una famiglia, certo non l’unica, chiamata a confrontarsi con una sofferenza indicibile.
E la pazienza, che non deve mai abbandonare chi possiede la consapevolezza di quanto possa essere bello, se mai ci fosse, un lieto fine.
Per lui.
Per noi.
Per tutti.