Va bene, era una formalità.
Sette titoli mondiali costruttori sono una enormità.
Chi vince festeggia, chi perde spiega.
La Mercedes ha tutto il diritto di celebrare l’impresa, per giunta consumata a Imola, sulla pista che porta i nomi di Enzo e Dino Ferrari.
Chi perde spiega ma io ho un dubbio.
John Elkann si renderà conto, visto che era a Imola, di quale Patrimonio di risorse umane la Rossa abbia sperperato negli ultimi dieci anni?
Scrivo “dieci anni” perché sia chiaro che mi guardo bene dall’attribuire esclusivamente alla attuale gestione il disagio di un presente troppo lungo.
Ma è giusto chiedersi se ci sia la consapevolezza delle cause che hanno contribuito ad alimentare la nuova leggenda Mercedes, al di là dei meriti, indiscutibili, della azienda di Stoccarda.
Di Imola dirò che mi sono commosso. Ho ben presenti i limiti del tracciato nella versione post 2020. Ma almeno questa è una pista vera, non inventata davanti ad un computer con tanto di algoritmi a disposizione.
Per chi comprende i valori dello sport è una cosa buona trovare il nome di Lewis Hamilton in un albo d’oro che ospitava già Senna e Schumi.
Peccato per Verstappen.
Che bravo Kviat in quel sorpasso su Leclerc.
Kimi è unico e mi fa piacere che sia andato a punti anche Giovinazzi.