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Mai dire Mercedes (per ora)Leo Turrini - 31 marzo 2022
Un mistero avvolto nell’enigma. La nuova Mercedes. Premessa numero uno. Non è la prima volta che un team dominante, da poco o da tanto non importa, sbaglia progetto. A fine estate del 1978 Carlos Reutemann andò dal Drake e gli disse: la ringrazio per l’offerta di restare a Maranello anche nel 1979, ma la Lotus80 […]

Un mistero avvolto nell’enigma.
La nuova Mercedes.
Premessa numero uno.
Non è la prima volta che un team dominante, da poco o da tanto non importa, sbaglia progetto.
A fine estate del 1978 Carlos Reutemann andò dal Drake e gli disse: la ringrazio per l’offerta di restare a Maranello anche nel 1979, ma la Lotus80 si annuncia irresistibile, grazie e arrivederci (tra parentesi, per gli amanti della aneddotica: al gran rifiuto dell’argentino dobbiamo la permanenza di Gilles in Ferrari, altrimenti già licenziato per lasciare posto a Scheckter).
Nel 1997, il lunedì dopo Jerez, in Williams annunciarono che la macchina per il 1998 sarebbe stata un missile (la Williams, senza tragedia di Ayrton, probabilmente avrebbe vinto ininterrottamente il titolo dal 1992 in poi).
Nel 2005, dopo 5 mondiali consecutivi, ci venne spiegato alla presentazione della Ferrari che il sesto era una formalità, nonostante l’introduzione del divieto cambio gomme.
Tutto questo per dire che succede.
Premessa numero due.
Qualche giorno prima dei test 2022 a Sakhir, per caso ho incontrato per strada Luca Baldisserri.
Amico carissimo, già ingegnere di pista di Irvine e Schumi, già successore di Ross Brawn al muretto Rosso, già responsabile della Accademia Piloti di Maranello.
Oggi Baldo ha un negozio per animali a Reggio Emilia (magari un giorno mi metto lì e vi soiego cosa è successo in Ferrari dopo Interlagos 2007, tutto si tiene).
Comunque ha molti agganci nel giro di piloti emergenti.
Mi ha detto: in Mercedes sostengono che la macchina che porteranno a Sakhir gli darà minimo un secondo di vantaggio sul giro.
Su tutti.
Gli ho risposto che se aveva ragione mi tagliavo le vene.
Seriamente.
Delle due, l’una.
O la W13 ha un enorme potenziale inespresso e quindi è solo questione di tempo, di assetto da sistemare, da equilibri da individuare.
E 21 Gran Premi bastano e avanzano, per aggiustare il tutto.
Oppure c’è una falla all’origine, non limitata alle audaci soluzioni (vedi fiancate) fin qui adottate.
Potrebbe trattarsi di hubrys, o come si scrive.
In breve: di delirio di onnipotenza.
Succede (vedi Lotus del 1979, Williams del 1998, Ferrari del 2005).
Potrebbe essere la maledizione di Michael Masi (il destino talvolta si manifesta in modi strani).
E fa riflettere il fatto che McLaren e Aston Martin, concettualmente molto diverse dalla W13, siano così indietro, anche rispetto a Sauber Alfa e Haas.
C’entra anche la power unit?
Io non lo so.
Escludo c’entrino i piloti. Hamilton rimane uno dei più grandi all time, come Schumi nel 2005.
E per me Russell è buonissimo.
Allora?
Mai dire Mercedes.
Per il momento.