Parto dalla fine.
In cauda venenum, dicevano i latini.
Vettel strappa ad Hamilton il punticino riservato a chi firma il giro più veloce.
Lo fa per pochi millesimi.
Lo fa montando gomme fresche e morbide, mentre Lewis il suo tempo lo aveva ottenuto con pneumatici usurati.
Ci fosse John Elkann al posto mio, esulterebbe (vedi Baku).
Invece io penso, pur condividendo operativamente la scelta del muretto (diceva mia nonna: piuttosto che niente, meglio piuttosto), che i dati del last lap siano la fotografia impietosa di una condizione di inferiorità persino imbarazzante.
Imbarazzante per chi, come me, ama la Ferrari e conosce le corse.
Imbarazzante, perché il premio di consolazione spetta a chi il premio vero non è in grado di prenderlo.
Il resto.
Hamilton corre da solo e a quanto pare Bottas non metterà in pericolo la coda della mia immeritata carriera.
Leclerc è stato bravo.
Kimi mi ha intenerito per la tenacia con la quale ha inseguito una manciata di punti in coincidenza con il compleanno Alfa (tra parentesi: mentre scrivo sono al museo di Arese, una realtà meravigliosa, peccato che qui, dell’Alfa, siano rimasti soltantoi ricordi).
Norris è un tipetto molto interessante.
Invece è molto meno interessante un mondiale che era finito prima di cominciare e noi non lo sapevamo.