Noto con piacere che vi state divertendo.

Del resto, un cambio al vertice della Ferrari da Gran Premio fa sempre notizia. E avremo ovviamente modo di riparlarne.

Intanto, pubblico qui sotto il mio commento definitivo sulla vicenda, così come apparso oggi su Resto del Carlino, Nazione e Giorno.

Dico “definitivo” perché, in termini di valutazione dell’episodio, non ho nulla da aggiungere.

Buons lettura.

TESTO EDITORIALE

Arrivabene? No: Finiscemale. Eh, potrei cavarmela con un giochetto di parole, a cospetto di una notizia, il ribaltone ai vertici della Ferrari, che era attesa e persino scontata. Non si poteva andare avanti, avevo pudicamente scritto, con una situazione di incomunicabilità tra capo del reparto corse, appunto Arrivabene-Finiscemale, e direttore tecnico, al secolo Mattia Binotto, da ieri sera successore appunto del suo ormai ex capo. Fake news, mi avevano risposto. E infatti…
Ma ci tengo, seriamente, ad affermare subito che questa è una sconfitta per tutti. Non è normale sostituire il leader della Scuderia a poche settimane dalla nuova stagione. So che era inevitabile, per le ragioni che tra poco spiegherò. Ma chi comanda a Maranello aveva il diritto e il dovere di chiarire le cose già alla fine dell’ultimo campionato. Tanto, era evidente che non c’erano le condizioni per mantenere intatta la struttura di vertice.
Aggiungo che siamo al quarto team principal in meno di cinque anni. A primavera 2014 c’era ancora Stefano Domenicali. Poi arrivò la meteora Mattiacci. Quindi è toccato ad Arrivabene, che tra non pochi difetti aveva una passione sincera per la causa. Ora viene promosso Binotto. Non voglio dire che siamo ai livelli del Palermo Calcio di Zamparini, ma insomma.
Sommessamente segnalo che Jean Todt, per quanto simpatico come un crampo allo stomaco, mantenne l’incarico per quattordici anni, dal 1993 al 2007. E intuisco l’ obiezione del lettore: ah, ma il francese almeno vinceva! Sì, ma lo lasciarono lavorare e gli ci vollero anni più un certo Schumacher per trionfare…
Detto tutto questo, senza fare sconti a nessuno, è un bene sia finita così. Conosco Arrivabene da una vita e ho sinceramente fatto il tifo per lui. L’ho sostenuto quando aveva tutti contro. Ne apprezzavo l’entusiasmo e gli perdonavo gli eccessi di passione. Sapevo, quando ancora c’era Marchionne, quanto fosse difficile coabitare con un presidente accentratore e dittatore. Ma, paradossalmente è stata, io credo, la scomparsa del top manager a togliere tranquillità a Maurizio. Ha preso a moltiplicare le esternazioni, ha considerato nemici quanti dissentivano garbatamente da certe dichiarazioni, eccetera. Non capirò mai perché lui, che non è mai stato un tecnico, dovesse entrare in rotta di collisione con Binotto, che è un ingegnere.
E voglio essere esplicito fino in fondo. L’ultimo mondiale, Arrivabene e Binotto lo hanno perso insieme. Con Vettel. Stavano sulla stessa barca. Non mi interessa il giochino della caccia al colpevole. È uno dei mali della Ferrari.
Ancora. Non si dica che con questa soluzione (Arrivabene-Finiscemale a casa, Binotto al suo posto, con doppio incarico) si fa la volontà postuma di Marchionne. No no: questa decisione, ripeto inevitabile, l’hanno presa i vivissimi John Elkann e Piero Ferrari. Amen.
Un’ultima cosa su Binotto. Lo conosco da quando portava i calzoni corti. È un uomo Ferrari al cento per cento. Ha un buon carattere, non è un vanesio, ma ambizioso si.
Hai voluto la bicicletta, pardon, la Ferrari, caro Mattia? Bene, adesso pedala. Cioè accelera, perché Hamilton è sempre la’ davanti.