Venerdì mattina, appena conclusi i test di Barcellona, l’ottimo Carletto Leclerc era già al simulatore di Maranello.
Al netto di qualunque strumentalizzazione, il ragazzo è circondato da una attesa vagamente messianica.
Ed è giusto così, se pensiamo che da tempo immemore la Ferrari non decideva di affidarsi, anche, ad un pilota tanto giovane.
In Emilia, c’è una persona cui Leclerc si rivolge chiamandolo zio.
Lo zio di Carletto è Andrea Bertolini.
Alcuni tra voi immagino conoscano la storia di Andrea.
Sassolese, era una grande promessa del kart. La famiglia non aveva i soldi per finanziarne la carriera. Lui entrò comunque in Ferrari. Da operaio. Gli facevano anche collaudare le auto di serie. Un giorno Schumi lo vide guidare una Rossa da strada sul circuito di Fiorano. Michael rimase così colpito da suggerire a Todt di inserire il giovanotto nella squadra corse.
Le favole a volte esistono. Bertolini è diventato campione del mondo con la Maserati, ha fatto test con la Formula Uno, corre ancora per il Cavallino, infine è lo zio di Leclerc.
Mi ha raccontato qualcosa del…nipote.
“Ho conosciuto Charles quando aveva dodici anni e stava sul kart. Un bambino, in pratica. Mi ha impressionato subito per una dote che ha poi sviluppato crescendo…”
“Mi spiego. Lui ha un senso della velocità pazzesco, incredibile. La velocità in un driver è qualcosa che appartiene al DNA e non è uguale per tutti. Hamilton ce l’ha ed è un grandissimo…”
“Io credo che Leclerc sia consapevole di dover imparare da Vettel. È normale, Vettel è un campione, ha vinto quattro titoli. Seb di sicuro non è preoccupato dalla concorrenza interna, anzi, penso sia stimolato, di Raikkonen sapeva tutto, con Charles cambia la prospettiva. Vedrai che avranno una eccellente cooperazione…”
“Charles ha tutto per realizzare i suoi sogni. Nel privato è un ragazzo umile, educato. Però quando mancano venti minuti alla accensione del motore, che siano prove libere o qualifiche o Gran Premio, si trasforma. Si isola dal resto del mondo, ha la capacità di concentrarsi esclusivamente sull’evento…”
“Visto che mi chiama zio, quando l’ho visto in palestra a Fiorano gli ho detto: magari all’inizio, in Australia, non esagerare, ti guarderanno tutti, prendila con calma. Mi ha risposto: no zio, io parto subito a tutta…”
“Da ferrarista, spero che Vettel e Charles abbiano da subito la macchina per giocarsela sempre. Intendo per la vittoria, perché sono d’accordo con te, se fossero vicini in pista per un quinto posto mica potremmo essere contenti, da tifosi. E nemmeno sarebbero contenti loro…”