1. Quando mi è capitato di scrivere che Carletto Leclerc è un dono della Provvidenza, eh, temevo di avere magari esagerato un po’.
    No, invece.
    Questo ragazzo è un regalo del Dio delle corse ai ferraristi.
    Non so, naturalmente, che cosa abbia in serbo il futuro per un ex adolescente che è persino più giovane delle mie figlie.
    E io, che ero coetaneo di Senna, mi ritrovo qui, a fare i conti con una emozione che vivo da una prospettiva necessariamente diversa.
    Non pretendo di essere capito. Nell’era web la ferocia dei mediocri mira ad uccidere la sensibilità di chi conosce la forza della tenerezza.
    Io penso, sommessamente, che il giro di Leclerc a Singapore sia stato lo squarcio di un futuro che anagraficamente non mi apparterrà e che però è bello raccontare nel momento in cui comincia.
    Altri narreranno di Leclerc campione del mondo.
    A me basta averlo visto, questo dono della Provvidenza, cinque volte in pole nel 2019.
    E c’è anche l’ammirazione per Binotto e la sua squadra, io non ci credevo che la Ferrari, almeno in qualifica, potesse essere così competitiva su una pista tanto diversa da Monza.
    Il resto è il dispiacere per un grande Vettel, cui soli l’ostinazione irriducibile di un fenomeno come Hamilton poteva sottrarre la prima fila.
    Per la gara, temo che sia sempre Lewis il favorito.
    Ma di questo parleremo domani.