Come magari sa chi mi frequenta da qualche tempo, io escludo di avere la benché minima competenza in materia di questioni regolamentari legate alla tecnica della Formula Uno.
Seguo quindi con vago distacco la contesa Mercedes-Red Bull a proposito di flessibilità delle ali, posteriori ed anteriori.
In linea di principio, banalmente da sempre ritengo che alle macchine da Gran Premio andrebbero applicate poche norme, chiare e trasparenti.
Nella realtà, non è mai stato così. Anzi, praticamente da sempre la Formula Uno è il regno della area…grigia.
Di solito, il più bravo è quello che riesce ad interpretare il regolamento infilandosi tra le pieghe del medesimo.
Per dire, Ross Brawn era in questo un maestro assoluto e si giovarono della sua abilità la Benetton di Briatore come la Ferrari di Montezemolo, fino all’ultima era Mercedes (per tacere del doppio diffusore sulla vettura che nel 2009 portava il suo nome).
Quindi non mi meraviglia lo scambio di minacce (“io faccio reclamo”, “no, faccio ricorso io”) tra Toto Wolff e Chris Horner.
Il problema, al solito, riguarda là credibilità dell’arbitro.
Anche qui, niente di nuovo sotto il sole.
Quando la Ferrari di Schumi dominava, i maliziosi colleghi anglosassoni mi facevano notare come la Fia di Mosley, dal terzo pedale McLaren alle Michelin spiattellate del 2003 al mass damper di Alonso nel 2006, sempre decidesse a favore delle istanze di Maranello.
Della Fia di Todt si narra abbia l’abitudine a dar ragione alla Mercedes.
Sono curioso di capire come va a finire stavolta.